
ORTE – Omicidio nel centro accoglienza di Orte, riti voodoo per punire il connazionale.
Gli inquirenti stanno indagando per ricostruire lo scenario antecedente la rissa che ha portato alla morte del 35enne Eugene Moses.
Dall’ attività investigativa emergono particolari inquietanti, addirittura dei rituali voodoo.
Moses avrebbe telefonato in Nigeria per farsi spiegare come fare dei riti voodoo per punire Robinson. E’ in questa cornice di screzi e minacce che è nata la lite che domenica sera è finita in tragedia.
Secondo l’avvocato Giuliano Migliorati, difensore del 21enne Imade Robinson: ““La vittima faceva spesso uso di alcol e il mio assistito un giorno, davanti a tutti, gli aveva detto di bere con moderazione. Essendo più anziano di 14 anni, Moses si legò al dito quel rimprovero e da allora gli promise che avrebbe fatto una brutta fine”.
Il giorno dell’evento – afferma il legale – la vittima, armata di un coltello a serramanico, è entrata nella stanza del 21enne.Il mio assistito, per difendersi, ha preso a sua volta un coltello da cucina. La vittima ha tentato di aggredirlo, ma lui lo ha respinto. Da qui, Moses ha perso il coltello ma si è scagliato contro Robinson che ha reagito: è così partita la coltellata decisiva. Dopodiché l’indagato è scappato, rincorso per qualche metro dal 35enne prima che questi cadesse a terra esanime”. La vittima era un attaccabrighe, e dal lato della gestione era problematico. Moses era indisciplinato, tanto che durante il lockdown voleva andarsene in giro con la bicicletta. In passato – conclude l’avvocato Migliorati – ha litigato con una ragazza, spaccandole una bottiglia in faccia”.


















