

VITERBO – L’ombra non è l’assenza di luce. È la prova che qualcosa di solido si è messo in mezzo. Chiedersi il perché delle ombre significa accettare il lato nascosto che tutti provano a cancellare con il politicamente corretto. Oggi va di moda l’edulcorazione e tutto deve essere liscio, trasparente e approvato da un comitato invisibile. Ma la realtà è fatta di spigoli e Viterbo lo sa bene. Questa città medievale è un labirinto di pietra scura dove i vicoli trattengono il buio anche a mezzogiorno. I muri di peperino raccontano storie di papi, di intrighi e di eresie. Storie che non erano affatto corrette ma maledettamente vere.
La letteratura migliore nasce proprio scavando in questo buio. I libri che valgono qualcosa non cercano il consenso della folla e non usano eufemismi per non offendere nessuno. Aprono invece stanze segrete e mostrano i mostri che ci portiamo dentro. Cercare il significato dell’ombra vuol dire smettere di guardare lo schermo illuminato dei telefoni per riscoprire la profondità della terra e del passato. Viterbo ne custodisce il segreto tra le pagine polverose delle sue biblioteche e il silenzio dei suoi sotterranei. Chi ha paura delle ombre ha semplicemente paura della verità.
© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia

















