Oltre il provincialismo una speranza per lo sviluppo del Viterbese
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Consapevolezza delle proprie potenzialità di attrazione turistica, strategie di marketing e di valorizzazione del territorio, una visione capace di andare oltre il provincialismo depressivo e diffidente. Tutto questo servirebbe alla Tuscia. Giovanni Fonghini ha inviato a La Fune un suo intervento su questo tema, partendo da due opere viterbesi che stanno facendo parlare di loro il mondo: La Pietà di Del Piombo e il Cristo marmoreo di Michelangelo custodito a Bassano Romano.

Consapevolezza delle proprie potenzialità di attrazione turistica, strategie di marketing e di valorizzazione del territorio, una visione capace di andare oltre il provincialismo depressivo e diffidente. Tutto questo servirebbe alla Tuscia. Giovanni Fonghini ha inviato a La Fune un suo intervento su questo tema, partendo da due opere viterbesi che stanno facendo parlare di loro il mondo: La Pietà di Del Piombo e il Cristo marmoreo di Michelangelo custodito a Bassano Romano.

 

Il provincialismo è molto diffuso tra gli amministratori locali e gli abitanti del Viterbese. Possediamo opere che tanti ci invidiano ma non diamo loro la giusta considerazione, salvo poi accorgercene quando all’estero riscuotono grande successo di pubblico.

L’ultimo esempio in ordine tempo lo abbiamo avuto con le due opere provenienti dalla Tuscia esposte alla mostra “Michelangelo & Sebastiano” della National Gallery di Londra, la statua “Il Cristo risorto” di Michelangelo Buonarroti proveniente dalla chiesa di S. Vincenzo Martire a Bassano Romano e la tavola “La Pietà” di Sebastiano del Piombo proveniente dal museo civico di Viterbo. Due opere che trovano tra i loro estimatori di eccellenza pure gli storici dell’arte Claudio Strinati e Antonio Paolucci. Recentemente Claudio Strinati in un quotidiano locale a proposito del Cristo Risorto suggeriva una migliore promozione della statua lì a Bassano Romano.

Ad onor del vero bisogna dire che fino a qualche anno fa si ignorava la paternità michelangiolesca. E come dimenticare la definizione di Antonio Paolucci “Uno dei quadri più belli al mondo, un notturno shakespeariano su tavola” per “La Pietà” di Sebastiano del Piombo in un’intervista rilasciata a Vittorio Zincone pubblicata su Sette del 30 giugno 2011? A Londra la cultura espressa dalle nostre opere produce ricchezza, lo stesso non può avvenire qui nella Tuscia? Non si promuove bene il capoluogo Viterbo se non si promuove la provincia, così come non si promuove bene il territorio della Tuscia se non si promuove il capoluogo. Purtroppo allo stato attuale manca un ente, come avrebbe potuto essere l’Azienda di Promozione Turistica, che coordini la comunicazione territoriale dei comuni della provincia viterbese.

Non è giusto accontentarsi del buon risultato del flusso di turisti che hanno visitato Viterbo durante le recenti festività pasquali. Non siedono sugli allori territori simili al nostro ma più avanti di noi nell’elaborazione di strategie e nell’utilizzo dei vari strumenti del marketing territoriale, tanto meno può farlo la Tuscia.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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