“Ogni volta che non si rispettano le regole, che non si mette la mascherina che non si mantiene la distanza di sicurezza è come premere un grilletto… e qualcuno muore”
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VITERBO – Una metafora forte ma che fa molto riflettere quella utilizzata da Massimo Erbetti, leader del Movimento Cinque Stelle di Viterbo, che nel suo intervento stigmatizza le parole del presidente di Confindustria di Macerata.

VITERBO – Una metafora forte ma che fa molto riflettere quella utilizzata da Massimo Erbetti, leader del Movimento Cinque Stelle di Viterbo, che nel suo intervento stigmatizza le parole del presidente di Confindustria di Macerata. Questo il suo intervento.

“Anche se qualcuno morirà, pazienza”

Chi ha detto questa ignominia? Il presidente di Confindustria Macerata, durante un evento del 15 dicembre e lo dice nel giorno in cui l’ISTAT fa sapere che quest’anno supereremo il “confine dei 700 mila decessi complessivi”…e sapete quando abbiamo raggiunto questa cifra di morti nel nostro paese? Solo nel 1944, quando eravamo dentro una guerra… Una guerra capite? In piena seconda guerra mondiale, 700 mila morti e nel 2020, la stessa cifra…giusto per dare qualche dato, nel 2019 i morti sono stati 647 mila… viviamo una guerra, contro un nemico invisibile e c’è gente che dice:

“Come sapete ci aspetta un Natale molto magro, perché stanno pensando addirittura di restringere ulteriormente. Questo significa andare a bloccare anche un retail che si stava rialzando per la seconda volta da una crisi e lo stanno rimettendo nuovamente in ginocchio. Io penso che le persone sono un po’ stanche di questa situazione e vorrebbero, alla fine, venirne fuori. Anche se qualcuno morirà, pazienza. Ma così, secondo me, diventa una situazione impossibile per tutti”

Ma non finisce qui, perché se ascoltaste l’intero intervento, scoprireste anche che questo “galantuomo” non si limita a dire solo queste parole vergognose, ma da la colpa della crisi economica al governo…anzi no…perché ad un certo punto si corregge e dice che la colpa è del “premier” che ha fatto chiudere tutto…come se ci fosse solo un uomo solo al comando…

Io mi chiedo e vi chiedo: cosa siamo? Cosa siamo diventati? Che mostri ha generato questa società?…”Anche se morirà qualcuno, pazienza”… pazienza?… Profitto…denaro…soldi…soldi…soldi…oramai conta solo questo, non abbiamo nessun altro valore, non abbiamo pietà…non proviamo empatia…tutto è politica e strumentalizzazione dei fatti, anche quando ci stanno di mezzo 65 mila morti…anche quando viviamo dentro una fottuta guerra…perché questa è una guerra e i morti lo dimostrano…ditelo a quelli che vogliono andare a sciare, a quelli che protestano, a quelli che non rispettano le distanze di sicurezza, che non mettono la mascherina, che pensano al pranzo di Natale…dite loro che ogni volta che dicono queste cose…ogni volta che tengono certi comportamenti…premono un grilletto…e qualcuno muore…esattamente come accade in guerra.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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