

VITERBO – Si dice spesso, con una punta di sufficienza, che il Partito Democratico navighi a vista. Eppure, se si osserva la geografia politica della Tuscia con la lente d’ingrandimento, ci si accorge che il ragionamento è ben più complesso e merita, forse, un’analisi meno superficiale.
Il Pd è all’opposizione in Parlamento. È all’opposizione alla Regione Lazio. È, per usare un eufemismo benevolo, in una posizione “sfavorevole” negli equilibri istituzionali di peso. E allora perché, nonostante questo, i dem locali non vanno affatto male? Anzi, sembrano godere di una salute sorprendente.
Proviamo a guardare ai numeri, o meglio, alla geografia. Le elezioni provinciali, pur nella loro natura di secondo livello, sono un termometro infallibile degli equilibri sul territorio. E lì il Pd continua a far valere un peso specifico notevole. Hanno in mano i comuni più grandi della provincia: Montefiascone, Tarquinia, e quella Civita Castellana riconquistata che fa scuola a sé. Manca all’appello solo Vetralla, ma il quadro generale resta quello di una forza che, sistematicamente, si impone come “vincitrice” nella corsa per il consiglio provinciale di via Saffi.
Ricordate il 2022 nel capoluogo? Alessandra Troncarelli arrivò al ballottaggio. Perso, è vero, perché l’elettorato di centrodestra preferì convergere su Chiara Frontini, in un gioco di vasi comunicanti che è storia passata. Ma il punto è che il Pd c’era, eccome.
E qui sta la novità, il vero cambio di passo. A differenza del passato, quando i dem apparivano come un condominio litigioso, diviso in correnti “l’una contro l’altra armata”, oggi sembra regnare una “pax romana”. O, per essere più precisi, una “pax panunziana”. Una compattezza che garantisce capacità di manovra, un orizzonte comune che prima mancava.
Così, mentre Viterbo si avvia a un anno dal voto, lo scacchiere è già in movimento. Il Pd sa di avere in mano le carte giuste per staccare, ancora una volta, quel ticket per il ballottaggio. Sanno che potrebbero cavalcare un vento favorevole: le rilevazioni sulle politiche, viste da oggi, sembrano sorridere al campo dem. E c’è il mirino puntato, un anno dopo, sulla Regione Lazio, un obiettivo che non appare più come un’impresa impossibile.
In tutto questo, un alleato inaspettato potrebbe arrivare proprio dal campo avverso: il generale Vannacci. Un fattore di rottura, un elemento capace di spostare equilibri a ogni livello, dal nazionale al locale. Per “spanciare” a Viterbo e superare gli steccati, però, il Pd avrà bisogno di civismo. Ma la politica, si sa, è un giardino che si coltiva: non stupirebbe vedere, da qui a un anno, una fioritura di liste civiche pronte a innestarsi proprio nella campagna viterbese.
Insomma, il Partito Democratico non è morto, anzi, sta lavorando sotto traccia con una disciplina nuova. Occhio al Pd, verrebbe da dire. Perché in questo scenario in cui tutto sembra fluido, i dem hanno smesso di farsi la guerra in casa e hanno ricominciato a guardare il tabellone di gioco. E sanno bene che, in politica, chi è compatto quando gli altri sono divisi ha già vinto metà della partita.

















