
di Francesco Mattioli
Caro Direttore, mi permetto di proporre alcune valutazioni riguardanti i risultati dell’annuale indagine di Legambiente sull’Ecosistema Urbano.
I sondaggi sono una bella cosa. Servono a mettere al centro dell’attenzione i problemi, ad incitare le istituzioni, i partiti, i consumatori a comportarsi in modo responsabile. Propongono dati, raccolti secondo metodi collaudati che tutto sommato fanno aggio sull’impressionismo soggettivo con cui si argomenta spesso di cose serie come l’ambiente.
Ma attenzione: i sondaggi sono opera di studiosi ed esperti che hanno le loro idee, e le travasano inesorabilmente nelle loro ricerche; e non solo, accade anche che per stimolare l’attenzione del pubblico ricorrano all’atavico istinto alla competizione che è nell’Essere Umano sfornando soprattutto graduatorie. Per di più, annuali.
Sulle graduatorie ci sarebbe da fare un lungo discorso, ma sarò breve. Spesso esse si articolano differenziando di pochi decimi da una posizione all’altra, tanto che in certi casi un miglioramento o un peggioramento di pochi decimi ti portano in cielo o all’inferno della classifica. Difficile poi pensare che da un anno all’altro possano avvenire stravolgimenti significativi ad opera di processi strutturali che in genere, tra itinerario burocratico e messa in opera, richiedono se non una intera legislatura, almeno un paio d’anni per la finalizzazione.
Come si fa a precipitare dal decimo al trentesimo posto in un anno? In realtà, con i flebili scari di cui si è detto e con i giochi incrociati dell’implemento delle politiche urbane dei vari Comuni, succede che anche in questo caso si voli facilmente tra le stelle e le stalle. Addirittura con la paradossale possibilità, fatta notare da codesto giornale, che un’ amministrazione si vanti raccogliendo i frutti della precedente, o venga messa in croce per gli errori della precedente. Ma la politica è fatta anche di queste stramberie, per non dire miserie…
C’è inoltre un altro aspetto che caratterizza questi sondaggi: il dato, ancorché raccolto con attenzione, viene poi rivestito di significati ideologici quando si tratta di valutarlo mediante punteggi positivi o negativi.
A riguardo, qualcuno mi spieghi questi risultati.
La città più “verde” d’Italia risulta Trento; confrontiamo i suoi dati relativi all’inquinamento dell’aria, strettamente legati al traffico motoristico, con quelli di Viterbo:
Polveri sottili, PM 2,5: Polveri sottili, PM 10: Ozono: Biossido d’Azoto: Tasso di motorizzazione
TRENTO 15 – 22,5 – 55 – 30,5 – 67
VITERBO 10 – 19 – 11 – 20 – 77,3
Come si vede Viterbo ha un’aria di gran lunga più respirabile della città più verde d’Italia. Eppure, viene punita con il 97° posto per il tasso di motorizzazione (auto per numero di abitanti), quasi fosse un handicap alla stregua della mancanza di piste ciclabili. Ma dov’è l’handicap? Siamo sicuri che di per sé il tasso di motorizzazione sia tale? E se tutte le auto dei viterbesi fossero elettriche, la città continuerebbe ad essere al 97° posto come tasso di motorizzazione? A quanto pare sì… Forse questo indicatore andrebbe rivisto, se non abolito… non sembra teoricamente e statisticamentre coerente, almeno oggi…
Un esempio di come le graduatorie e i sondaggi, se si insinuano questioni di principio e ideologiche, rischiano di cadere in strane contraddizioni. Per carità, Viterbo ha molto da fare sull’ambiente; ma valutiamo cum grano salis, per favore…


















