Notte Rosa, la bellezza di un centro storico che respira. In migliaia tra musica e "struscio"
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Che Notte Rosa bella è stata questa del 2025? Molto bella, straordinaria nella sua normalità. Soprattutto se si vorrà andare oltre e correggere quello che si continua a sbagliare: la comunicazione. Incontrare persone che vivono in centro e sentirsi dire: "ho scoperto per caso di questa serata"; è surreale. 

VITERBO – Nessun effetto speciale, niente di straordinario. Un centro storico pieno, in una serata di fine estate. La Notte Rosa insegna la normalità di una centro storico che spera di tornare a respirare. Migliaia le persone a passeggio dentro le mura. Tutto funziona. La parte storica è pulita, i cestini sono in ordine, la sicurezza non è un problema: l’alto numero di persone e le forze in divisa sono un tranquillante da banco.

Famiglie tante, ragazzi tanti. Una festa che scorre da piazza Fontana Grande, largo Fani (via Saffi), piazza delle Erbe, della Repubblica e del Plebiscito. Il momento più iconico? Il mitico Faziarte che regala, fronte Palazzo Gentili, lo spettacolo della sua pittura dal vivo mentre la piazza è animata da maestri della break dance. Davvero bravi.

Faziarte è iconico perché nella Notte Rosa dipinge il volto di una giovanissima e bellissima Rosa, la patrona a cui Viterbo guarda. Non è un caso se tra chi lo ammira troviamo, occhi un po’ lucidi e sorriso, il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini e il capofacchino Luigi Aspromonte.

Via Saffi è “intasata” di persone. Tanto che chi è uscito col passeggino è costretto a trovare strade secondarie per cambiare le piazze. Altro muro umano a piazza delle Erbe. Piazza del Comune è uno spettacolo di vita, con i dj selezionati dal team di Hit che si divertono e fanno divertire.

Una città, un centro storico, che respira. Tanti i negozi aperti. Alla libreria di piazza della Repubblica è uno spettacolo di persone. Affari buoni per ristoranti, pizzerie, bar, gelaterie, venditori di dolciumi. Il tutto con poco: dj set essenzialmente. E investendo zero in comunicazione. Pensate a cosa potrebbe accadere se a Palazzo dei Priori iniziassero a investire anche in questo settore strategico superando una mentalità arretrata. Pensate a cosa potrebbe essere una Notte Rosa, anche fatta con poco, se esistesse una comunicazione capace di raccontarla alla sola provincia. Non è che da Roma vieni a Viterbo perché c’è la Notte Rosa. Da Montefiascone (più di 10mila abitanti a dieci minuti di macchina), da Vetralla (dieci minuti di macchina e più di 10mila abitanti) e dai Cimini sì però.

Giornali locali (non solo La Fune ovviamente ma anche altri), social e i buoni vecchi 6×3. Se sentite qualche pseudo comunicatore dire che ormai bastano i social cacciatelo, vi manderà in rovina! Se la provincia sapesse il capoluogo tornerebbe centrale. Magari all’inizio solo per lo svago, poi chissà anche per gli acquisti. E così magari i negozi faranno incassi migliori, almeno quelli disposti a fare i compiti a casa e mettersi in linea con il mercato.

Che Notte Rosa bella è stata questa del 2025? Molto bella, straordinaria nella sua normalità. Soprattutto se si vorrà andare oltre e correggere quello che si continua a sbagliare. Incontrare persone che vivono in centro e sentirsi dire: “ho scoperto per caso di questa serata”; è surreale.

Al momento però godiamoci il respiro di questa Notte Rosa, il respiro di un centro storico che c’è, che è bello, che è pulito e che con tutte queste persone che lo vivono diventa automaticamente sicuro.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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