Non si può fermare il vento con le mani, ecco perché ha vinto Chiara Frontini
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EDITORIALE - Un sorriso enorme, con questo Chiara Frontini ha salutato i viterbesi che dalle ventitre hanno iniziato ad accalcarsi intorno a Casa Viterbo in piazza delle Erbe.

EDITORIALE – Un sorriso enorme, con questo Chiara Frontini ha salutato i viterbesi che dalle ventitre hanno iniziato ad accalcarsi intorno a Casa Viterbo in piazza delle Erbe.

Una vittoria, la sua, impressionante. Dall’inizio della campagna elettorale l’avevamo intuito e non abbiamo fatto altro che rappresentare la realtà che vedevamo materializzarsi in città, facendo il nostro mestiere di cronisti. I sondaggi la davano in netto vantaggio nel gradimento dell’opinione pubblica ed era evidente che fosse lei la lepre da inseguire. 

Poi ci ha messo del suo, sbagliando pochissimo. A differenza della sfidante Alessandra Troncarelli. Il sorriso di Frontini ci è sembrato da subito un segnale, così come una certa luce negli occhi che è propria di chi ci sta mettendo anima e corpo e ha fiducia nei suoi mezzi. Mai una parola fuori posto, mai una replica sgraziata ai continui attacchi subiti. 

Frontini ha vinto perché aveva la vittoria già nella sua testa e si è mossa di conseguenza, passo dopo passo. Avevamo anche intuito e scritto che era lei la persona in vantaggio. Avevamo immaginato anche che il divario su Troncarelli si sarebbe rivelato ampio. Negli ultimi giorni poi bastava girare in città per rendersi conto che la sua sarebbe stata una vittoria schiacciante, come si è rivelata. E’ stata favorita da una congiuntura benigna che ha a che fare con le dinamiche dei partiti classici ma è evidente che ci ha messo del suo. 

Una comunicazione attenta e puntuale la sua e questa campagna elettorale ha insegnato ai politici viterbesi il peso della comunicazione nelle competizioni di voto. Azzeccata l’immagine della candidata, giusta la comunicazione visiva, indovinate le trovate come il matitone giallo che ha portato sempre con sé. Chiara Frontini ha saputo lavorare. Ha saputo costruire una squadra e non si è risparmiata mai. Tantissimi gli incontri, imponente il corpo a corpo con la città. 

Giusti tutti i tempi di ogni azione là dove Troncarelli ha inanellato, probabilmente mal consigliata, errori su errori. I numeri, così schiaccianti, dimostrano in maniera plastica la storia di una vittoria data dal lavoro e dalla serietà. Fatale per Troncarelli portare avanti discorsi come quello sulla “filiera istituzionale”, mortale la campagna di comunicazione chiaramente controproducente, sbagliato il carosello dei vip nazionali. 

Ha vinto la migliore? Non lo sappiamo, difficile dirlo. Ci piace chiudere sostenendo che entrambe le candidate potevano essere valide ma di sicuro Frontini è risultata da subito la più adatta e quella spinta da un vero e autentico vento. Come insegna Seneca “non si può fermare il vento con le mani”. E così è stato. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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