“Non si convoca un consiglio provinciale dal 30 novembre”
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VITERBO - Il gruppo consiliare "Centrodestra unito e civici" attacca la presidenza di Nocchi.

VITERBO – Il gruppo consiliare “Centrodestra unito e civici”composto da Alessandro Romoli, Gianluca Grancini, Carlo Pellegrini e Stefania Bronzo attacca la presidenza di Nocchi:

Provincia nell’immobilismo più totale. Il consiglio provinciale non si convoca dal 30 novembre e così le commissioni consiliari, alcune delle quali mai convocate, in oltre un anno di presidenza Nocchi.

Prendiamo atto che il facente funzioni di presidente, Angelo Cappelli, non è riuscito a imporre un altro passo all’ente provincia così come tanto anelato dai consiglieri provinciali e dalla cittadinanza.

Si stanno continuando a portare avanti provvedimenti con decreti presidenziali senza in alcun modo condividerli con la minoranza. I settori nella totale disorganizzazione navigano a vista senza una programmazione specifica da parte del vertice politico che è totalmente assente.

Dopo aver approvato una riorganizzazione del personale per oltre duecentomila euro di spesa, un piano di manutenzione di viabilità che non è stato assolutamente condiviso con il consiglio e con i sindaci, un piano di riorganizzazione della rete scolastica della provincia di Viterbo che ha umiliato realtà scolastiche secolari del nostro territorio, il presidente Nocchi ha definitivamente decretato nei fatti la cessazione dei compiti delle commissioni consiliari permanenti e addirittura del consiglio provinciale.

Neanche la nomina del vicepresidente del collega Fabio Valentini, bloccata per sei mesi, ha restituito un impulso all’attività di governo che rimane nello stallo totale.

Siamo basiti da questo atteggiamento della maggioranza del presidente onorario e di quello effettivo, un atteggiamento che sta relegando ancora di più giorno per giorno l’ente provincia ad un ruolo assolutamente marginale in linea con quella riforma che il Pd ha fortemente voluto e che ha gettato nel buio un istituzione vicina ai cittadini oggi ridotta soltanto ad un contenitore vuoto.

Molti i proclami “Provincia casa dei comuni”, “Provincia ente di raccordo delle istanze dei territorio” ad oggi questa amministrazione di sinistra ha soltanto perpetuato un’organizzazione imbarazzante, irrazionale e non funzionale della quale in primo luogo fanno le spese i cittadini della provincia di Viterbo”. 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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