Non riesce ad avere la pensione dopo 42 anni di lavoro
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Una storia che dipinge bene le pastoie burocratiche italiane e che ha a che fare con l'Inps e la domanda di pensionamento presentata da una signora, dopo 42 anni di lavoro.

Una storia che dipinge bene le pastoie burocratiche italiane e che ha a che fare con l’Inps e la domanda di pensionamento presentata da una signora, dopo 42 anni di lavoro.

La signora P. C. di Oriolo Romano il 15 settembre 2015 presenta domanda di pensione di anzianità alla sede INPS di Viterbo. Evvai, ce l’ha fatta!! Da dicembre dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) fregiarsi del titolo di pensionata, dopo gli oltre 42 anni di lavoro. Ma, c’è sempre un ”ma”, anche quando si parla di diritti acquisiti.

La sede Inps in data 10 dicembre richiede ulteriore documentazione e precisamente la lettera di dimissioni (che era stata già allegata alla domanda ai primi di novembre) e l’ultima busta paga. Spesso quando ci sono le dimissioni, il datore di lavoro elabora successivamente la busta paga sulla quale deve inserire anche il Tfr e infatti pur essendo dicembre la signora non è ancora in possesso della busta paga di novembre.

Viene contattato il datore di lavoro che tuttavia con sollecitudine invia il protocollo Inps dei dati uniemens (i dati che mensilmente i datori di lavoro inviano online per ogni lavoratore, contenenti le informazioni retributive e contributive).

Quindi l’Inps ha già la lettera di dimissioni, i dati della busta paga sono stati comunicati dal datore di lavoro, non resta che aspettare. Il 30 dicembre l’Inps comunica il rigetto della domanda con la seguente motivazione: ”Lei non ha presentato la documentazione che e’ stata richiesta il 04/12/2015 e, pertanto, non e’ stato possibile procedere all’accertamento del diritto alla prestazione”.

Ma come? La lettera di dimissioni è allegata nella pratica online, gli elementi della retribuzione sono stati inviati sempre online dal datore di lavoro e….

Niente da fare, l’Inps non risponde neanche alle e mail di richiesta chiarimenti. La signora presenta ricorso amministrativo, ma dopo tre mesi ancora nulla da parte dell’Inps. La sinora C.P. è amareggiata e spiega: ”Non solo la beffa di non vedermi riconosciuto un diritto sacrosanto, ma anche la situazione economica allarmante, da dicembre che non percepisco più lo stipendio. Dico solo a quell’impiegato/a della sede INPS di Viterbo che siamo cittadini e non sudditi, che privare una persona del sostentamento economico è quanto mai oltraggioso e poi rispondere alle email, ultima di pochi giorni fa con posta certificata, se non è un obbligo è comunque buona educazione, ma tant’è.

Ora non mi rimane che procedere per vie legali, poi dicono che in Italia i Tribunali sono intasati è ovvio se ti ci costringono.

Spero solo che il giudice condanni l’Inps anche al pagamento dei danni morali, considerando che io non sono stata inadempiente nei loro confronti ed il loro comportamento, molto superficiale, mi sta creando danni economici e una certa tensione emotiva”.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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