Non basta piantare, bisogna farli vivere: la sfida verde che Viterbo non può più perdere
viterbo
800 Confartigianato
Per creare ombra a Viterbo non servono altri alberelli destinati a seccarsi, ma un progetto che coinvolga Comune, imprese, fondazioni, commercianti e cittadini, finanziando anche irrigazione e manutenzione.

IL DOMENICALE – Ogni estate, quando il caldo rende impraticabili piazze, parcheggi e fermate degli autobus, torna la richiesta di piantare più alberi. Poi arriva l’autunno, si organizza qualche giornata simbolica, si mettono a dimora giovani piantine, si scattano fotografie e dopo pochi mesi molte di esse appassiscono, danneggiate dalla siccità, dalla mancanza di irrigazione o dalla scelta di specie inadatte.

Il problema non è soltanto quanti alberi vengano piantati, ma quanti riescano a vivere, crescere e produrre davvero ombra. Un alberello collocato al centro di una piazza assolata, circondato dalla pavimentazione e lasciato senza acqua, non è ancora un’infrastruttura climatica: è spesso soltanto una promessa destinata a essere tradita.

Viterbo dovrebbe rovesciare il metodo, non cominciando dal numero degli alberi da annunciare, ma dai luoghi nei quali serve urgentemente ombra: fermate degli autobus, parcheggi, percorsi verso l’ospedale, scuole, case popolari, piazze, centri anziani e quartieri periferici. Per ciascuna area occorrerebbe verificare lo spazio disponibile per le radici, la presenza di acqua, il tipo di terreno e la specie più adatta, scegliendo alberi di vivaio già sufficientemente formati — non enormi esemplari trapiantati a forza, ma neppure piantine fragili lasciate sole dopo l’inaugurazione.

Ogni intervento dovrebbe comprendere fin dall’inizio almeno i primi cinque anni di cura, irrigazione, controllo della stabilità, sostituzione delle piante morte e verifica dell’attecchimento. Forestami, il progetto della città metropolitana di Milano, raccoglie contributi anche dalle aziende e include nei costi delle piantagioni i primi cinque anni di manutenzione, perché considera la cura parte dell’intervento e non un problema da affrontare successivamente.

È questo il modello da seguire: chi finanzia un albero non paga soltanto il giorno in cui viene messo a dimora, ma ne garantisce la crescita. Il Comune deve stabilire regole, specie, luoghi e standard tecnici, controllare i lavori e conservare la piena responsabilità del verde pubblico, ma non è scritto da nessuna parte che debba sostenere da solo tutta la spesa.

Si potrebbe creare un Patto dell’ombra per Viterbo, affidato a una fondazione territoriale, a un ente del Terzo settore o a un consorzio senza scopo di lucro, al quale possano aderire imprese, banche, attività commerciali, associazioni e cittadini. Il KilometroVerdeParma, per esempio, coinvolge aziende, enti e privati che mettono a disposizione terreni, finanziano le piantagioni o offrono volontariato, mentre il consorzio garantisce anche la cura e l’irrigazione degli alberi nei primi anni. Nel dicembre 2025 il progetto ha raggiunto i centomila alberi grazie alla collaborazione tra imprese, associazioni e cittadini.

Anche nella Tuscia le imprese che utilizzano il territorio, le sue risorse, le sue strade, la sua acqua, il suo lavoro e la sua immagine potrebbero essere chiamate a restituire una parte del valore ricevuto, non attraverso una tassa improvvisata o una generica richiesta di beneficenza, ma mediante accordi pubblici, trasparenti e verificabili. Un’azienda potrebbe finanziare l’alberatura di un parcheggio, un’altra le fermate ombreggiate di una linea urbana, un’altra ancora un percorso verde verso una scuola o un centro sanitario.

Le attività commerciali potrebbero adottare il verde davanti ai propri locali, i condomini quello delle aree circostanti, le associazioni una piccola piazza, mentre fondazioni bancarie, società energetiche, gestori di servizi e imprese della grande distribuzione potrebbero sostenere gli interventi più rilevanti. Milano consente a cittadini e soggetti economici di diventare partner o sponsor per riqualificare e mantenere aree verdi pubbliche, mentre alcuni municipi romani hanno regolamentato adozioni, sponsorizzazioni, donazioni e patti di collaborazione.

Anche i nuovi insediamenti edilizi, commerciali e produttivi dovrebbero contribuire, non limitandosi a collocare qualche pianta ornamentale nei propri spazi, ma finanziando vere compensazioni climatiche nei quartieri interessati, soprattutto quando generano traffico, parcheggi asfaltati e ulteriore consumo di suolo. Chi costruisce una nuova superficie capace di accumulare calore dovrebbe contribuire a creare ombra nello stesso territorio.

I cittadini potrebbero partecipare attraverso donazioni, sottoscrizioni di quartiere e adozioni dedicate a una persona, a una nascita o a una ricorrenza, ma senza trasformare il verde pubblico in una sequenza di targhette pubblicitarie. La visibilità concessa agli sponsor deve restare sobria, perché l’albero appartiene alla città, non a chi lo ha finanziato.

Il denaro, dunque, può essere trovato. Ciò che manca spesso è una struttura capace di raccoglierlo, spenderlo con trasparenza e garantire che gli alberi non vengano abbandonati dopo la fotografia ufficiale. Il Comune non deve necessariamente pagare tutto, deve però programmare, coordinare e controllare tutto. Piantare un albero è facile; farlo vivere abbastanza a lungo da offrire ombra a una persona che aspetta l’autobus richiede invece responsabilità, continuità e una comunità intera disposta a investire nel proprio futuro.

Stati Generali 02 800x120
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Jeep_Compass_apex_300x300_200
aiac_banner_01
lafune_300 x 600
domenicale post
TdP_Inalazioni
asvis 2
POST FB 02
Masicar300x300-optimize
Fune 300x300
Onda
Foto Fisioterapy Center
monastero interno