“Non avere paura”, la Tuscia diventa il set di un film sulla violenza di genere
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Tuscia terra di cinema, stanno infatti per iniziare le riprese del film inchiesta ‘Non avere paura’, una pellicola che pone l’accento sui tanti casi di violenza sulle donne all’interno del progetto 'L’anello mancante'.

Tuscia terra di cinema, stanno infatti per iniziare le riprese del film inchiesta ‘Non avere paura’, una pellicola che pone l’accento sui tanti casi di violenza sulle donne all’interno del progetto ‘L’anello mancante’.

L’inchiesta/evento, prende spunto dal protocollo del 2016 per la provincia di Viterbo, molto contestato da sindaci e assistenti sociali di molti comuni per essere stato deciso senza consultare le realtà locali. La troupe compirà un tour per i paesi, nei quattro punti cardinali della provincia, investigando e disegnando la realtà che vivono le donne e gli uomini del viterbese, quale consapevolezze e conoscenza, si ha della violenza di genere.

Il documentario, come altre inchieste più specifiche, che saranno avviate al termine di questa, costituisce la base da cui partire negli incontri pubblici che saranno tenuti nelle piazze dei paesi della Tuscia, per informare e ragionare con la popolazione sul rapporto uomo-donna.

I dati sono chiari: il 3, 4% delle donne della provincia italiana, hanno subito o stanno subendo una forma di abuso o violenza diretta. A questa situazione, un grande aiuto è dato dalle associazioni che formano una rete di aiuto molto importante a difesa e a sostegno delle donne che subiscono violenza.

“L’intento degli incontri pubblici e dei film inchiesta, dell’Anello Mancante è di spezzare la catena di connivenze e ignoranza sulla violenza, specie quella famigliare, che sappiamo risiede nel silenzio e nell’indifferenza complice dei paesani, uomini e donne. Dobbiamo ricordare che se le donne a non denunciano, è perché sono lasciate sole, segnate dalla indifferenza collettiva e di Istituzioni che vedono “la vittima” con diffidenza. Antropologicamente, la vittima (quando non è un personaggio famoso), suscita antipatia e irritazione” queste le parole del regista Mario Veronica.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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