'Noi speriamo che ce la caviamo da soli' con Semi di pace
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TARQUINIA - Semi di Pace partecipa al progetto nazionale "Noi speriamo che ce la caviamo da soli", che sperimenta percorsi di autonomia per persone con disabilità.

TARQUINIA – Semi di Pace partecipa al progetto nazionale “Noi speriamo che ce la caviamo da soli”, che sperimenta percorsi di autonomia per persone con disabilità.

“Noi speriamo che ce la caviamo da soli…” è un progetto nazionale che, in risposta alla legge sul “Dopo di noi” (112/2016), ha preso avvio nell’agosto 2018, grazie al sostegno del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e si concluderà a febbraio 2020 per una durata totale di 18 mesi. L’iniziativa coinvolge 13 associazioni in 12 regioni italiane, con l’AIAS di Pesaro come capofila. Gli individui direttamente interessati sono 52, mentre quelli coinvolti nel processo più ampio di indagine e promozione sono 208. Inoltre, sono 158 i volontari e 26 gli operatori attivi. Il valore complessivo del progetto è di oltre 900mila euro.

In collaborazione con i servizi e gli enti del comune di Tarquinia e del distretto sociosanitario di Viterbo, un gruppo di 10 giovani con disabilità psico-fisica è stato coinvolto nei laboratori di preparazione all’autonomia che, da febbraio 2019, si tengono ogni sabato sia dentro che fuori i locali della Cittadella di Semi di Pace. Lo scopo è di testare, in base ai loro bisogni, una serie di servizi territoriali con il fine di porre le basi per la realizzazione del loro sogno di autonomia e integrazione.

Soprattutto nella fase iniziale del percorso l’attenzione è stata focalizzata sulle abilità sociali e relazionali dei ragazzi coinvolti, favorendo così lo strutturarsi di un gruppo oggi molto unito e affiatato. Le attività si sono poi concentrate su simulazioni di pratiche quotidiane, come utilizzare i mezzi pubblici, fare la spesa, andare dal medico o alla posta, e sulle aspirazioni dei singoli partecipanti, riguardanti ad esempio l’organizzazione del tempo libero o lo svolgimento di mansioni in un contesto lavorativo. In primavera e in estate i laboratori si sono spostati all’aperto, in diverse aree della città di Tarquinia, permettendo ai ragazzi di scoprire il territorio e imparare a orientarsi, grazie anche alla collaborazione di enti e associazioni locali.

“L’incontro del sabato è diventato, tanto per i ragazzi quanto per gli operatori e i volontari coinvolti nel progetto, un appuntamento imperdibile! L’impegno nell’organizzazione delle attività è notevole ma viene ampiamente ripagato dai loro sorrisi e dai loro progressi” racconta Nina Maurizi, coordinatrice del progetto.

La seconda fase del progetto, che avrà inizio a settembre, prevede la selezione di 4 giovani per l’esperienza della “Casa Week-End”, una sperimentazione di “vita comune” attraverso la condivisione di un appartamento durante il fine settimana, sotto la costante supervisione di due educatori. L’obiettivo è quello di preparare i ragazzi all’autonomia abitativa, in vista di un graduale distacco dal contesto familiare.

Il progetto mira a favorire l’autonomia e la libertà di scelta in modo progressivo, già prima del “Dopo di noi”, ovvero dell’improvviso venir meno del sostegno familiare. Fondamentale per ogni associazione è dunque il confronto con le famiglie, attraverso un’azione di mutuo aiuto, per misurarsi con l’idea di autonomia, creare senso di fiducia e superare la fase di “distacco” iniziale.

Le attività, le impressioni e le emozioni dei partecipanti e degli operatori del progetto sono raccontate sul sito www.celacaviamodasoli.it e sulla pagina Facebook @celacaviamodasoli. Per maggiori informazioni contattare l’associazione Semi di Pace allo 0766 842709.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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