Nocciola, Pacifici (Coldiretti): "Non c'è alcun rischio monocoltura, impegnati per la sostenibilità"
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VITERBO - L'appello di Alice Rohrwacher sulle colonne di Repubblica a scongiurare che si realizzi una “trasformazione del paesaggio” attraverso l'affermazione di una monocoltura ha aperto un dibattito importante. 

VITERBO – Nocciola, il presidente di Coldiretti Mauro Pacifici invita a “non demonizzare quella che rappresenta una realtà importante sotto l’aspetto economico e sociale per la Tuscia”. 

L’appello di Alice Rohrwacher sulle colonne di Repubblica a scongiurare che si realizzi una “trasformazione del paesaggio” attraverso l’affermazione di una monocoltura ha aperto un dibattito importante. 

“Non ritengo sia reale un rischio monocoltura nella Tuscia e come Coldiretti siamo consapevoli che andrebbe scongiurato. La coltura della nocciola non è una cosa semplice e dopo l’euforia iniziale il mercato regolarizzerà la situazione.

Parliamo di impianti che vanno in produzione dopo otto anni e che richiedono importanti investimenti iniziali. Quindi è difficile pensare che tutti i produttori agricoli del territorio faranno questa scelta imprenditoriale. Poi bisogna lavorarci duramente per ottenere risultati, chi pensa che basta piantare i noccioleti e attendere sbaglia di grosso”. Le parole del presidente Pacifici.

 “La parola d’ordine è sostenibilità – ci tiene a precisare Pacifici –
. Perché la sostenibilità è la quarta dimensione della qualità ed è fondamentale. Stiamo lavorando all’istituzione di un tavolo con professionisti del settore perché la nocciola è oro ma noi non siamo
orefici. Nostro obiettivo è indirizzare le aziende viterbesi che decideranno di diventare produttrici di nocciole sulla strada di un’agricoltura di precisione.

E questa prospettiva è strettamente collegata anche alla delicata questione dell’inquinamento. La nocciola deve rappresentare un’opportunità economica e non una piaga per il territorio”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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