Niente Macchina di Santa Rosa, non succedeva da 75 anni
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VITERBO - Un colpo al cuore della città, una ferita che sarà impossibile rimarginare e destinata a rimanere nella memoria di tutti quelli che la stanno vivendo.

VITERBO – Non succedeva da 75 anni, dall’ultimo anno della seconda guerra mondiale. La Macchina di Santa Rosa non è a San Sisto, non sarà sul sagrato della basilica dedicata alla patrona. E’ rimasta nel capannone sulla Tuscanese, dove è vegliata e accudita tutti i giorni dell’anno dai costruttori di Macchine Fiorillo. 

Un colpo al cuore della città, una ferita che sarà impossibile rimarginare e destinata a rimanere nella memoria di tutti quelli che la stanno vivendo. Festa e tradizione in tono minore a causa della pandemia da Covid-19. Decisione condivisa da tutti, in ogni ambiente. I Facchini per primi hanno il cuore e l’anima in pace, onoreranno nel silenzio la santa protettrice. Lo faranno partecipando alla messa delle 18.30 e vivendo la giornata di oggi con le proprie famiglie. 

I divieti di assembramento e la necessità di adottare tutte le indicazioni per evitare possibilità di diffusione del virus rendono di fatto impossibile qualsiasi tipo di grande evento. Così Viterbo, ammutolita cerca di vivere questo tre settembre con la massima serenità possibile. La serenità che bisogna mantenere quando ci si trova a fronteggiare cose che non possono andare diversamente.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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