

VITERBO – Non succedeva da 75 anni, dall’ultimo anno della seconda guerra mondiale. La Macchina di Santa Rosa non è a San Sisto, non sarà sul sagrato della basilica dedicata alla patrona. E’ rimasta nel capannone sulla Tuscanese, dove è vegliata e accudita tutti i giorni dell’anno dai costruttori di Macchine Fiorillo.
Un colpo al cuore della città, una ferita che sarà impossibile rimarginare e destinata a rimanere nella memoria di tutti quelli che la stanno vivendo. Festa e tradizione in tono minore a causa della pandemia da Covid-19. Decisione condivisa da tutti, in ogni ambiente. I Facchini per primi hanno il cuore e l’anima in pace, onoreranno nel silenzio la santa protettrice. Lo faranno partecipando alla messa delle 18.30 e vivendo la giornata di oggi con le proprie famiglie.
I divieti di assembramento e la necessità di adottare tutte le indicazioni per evitare possibilità di diffusione del virus rendono di fatto impossibile qualsiasi tipo di grande evento. Così Viterbo, ammutolita cerca di vivere questo tre settembre con la massima serenità possibile. La serenità che bisogna mantenere quando ci si trova a fronteggiare cose che non possono andare diversamente.

















