
TARQUINIA — Un vasto traffico internazionale di cocaina con ramificazioni dirette nella Tuscia. Tarquinia sarebbe infatti stata uno dei punti d’appoggio e una base logistica e operativa di un’organizzazione criminale dedita all’importazione di ingenti quantitativi di stupefacenti, destinati a rifornire le piazze di spaccio della Capitale e del litorale laziale.
È quanto emerso dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha portato all’esecuzione di nove ordinanze di custodia cautelare in carcere da parte della Squadra Mobile capitolina e dei carabinieri della Compagnia di Civitavecchia.
La rete e le basi nel Lazio
Secondo gli investigatori, il gruppo importava carichi imponenti di droga per alimentare lo spaccio a Roma e sul litorale. In questo scenario, Tarquinia figura a pieno titolo — insieme a Cerveteri, Ladispoli e Roma — tra le località in cui l’associazione criminale poteva contare su basi logistiche dedicate a sostenere il traffico transnazionale.
Metodi sofisticati: doppi fondi, chat criptate e criptovalute
Per proteggere i traffici, eludere i controlli e gestire i proventi illeciti, l’organizzazione avrebbe fatto ricorso a metodi di stampo professionale. Veicoli modificati: le auto utilizzate per il trasporto della droga erano dotate di doppi fondi con apertura meccanica ed elettronica. Comunicazioni schermate: gli indagati comunicavano tramite smartphone criptati, provvisti di codici per la cancellazione a distanza dei dati. Riciclaggio 2.0: il denaro sporco proveniente dallo spaccio veniva ripulito attraverso transazioni in moneta virtuale.
Le accuse
I nove soggetti coinvolti, di nazionalità dominicana e colombiana, sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l’aggravante della transnazionalità. Il provvedimento cautelare, emesso dal gip del tribunale di Roma su richiesta della Dda, contesta inoltre i reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina e lesioni personali.


















