
VITERBO – La Tuscia potrebbe risvegliarsi milionaria nel giro di pochi anni. Nel suo sottosuolo infatti sembrerebbe essere custodita una delle aree più ricche di litio del mondo. Tracce promettenti di questo “oro bianco” sono state rilevate nelle acque provenienti dagli impianti geotermici.
Un dato che ha spinto la società Energia Minerals Italia, facente parte del gruppo australiano Altamin, a sostenere una serie di investimenti per la fase di studio e verifica. Per quanto riguarda il territorio strettamente del Comune di Viterbo l’area sotto osservazione è di circa 5.121 ettari e va da nord a sud del capoluogo. Al momento il programma di ricerca prevede solo attività di raccolta dati provenienti da indagini passate. Negli anni Settanta, infatti, nell’area sono stati realizzati 5 pozzi destinati alla ricerca di acqua ad alta pressione per generare elettricità. L’obiettivo ora è valutare le potenzialità delle brine geotermiche per la produzione di litio commerciale. Saranno impegnati 3 geologi nell’arco di due anni.
Un’altra ricerca di litio è in corso a Nepi (1200 ettari), mentre un’altra istanza tra Latera e Valentano (913) non è stata autorizzata. Parliamo di petrolio bianco perché si tratta di un minerale indispensabile per la realizzazione delle batterie per auto elettriche e ibride. Una sostanza quindi fondamentale per la transazione energetica che tiene banco a livello internazionale.
Il valore di mercato attuale del litio è già alto: si parla di 45mila dollari per tonnellata. Ma è ancora niente rispetto a quanto la quotazione sembra destinata a salire nei prossimi anni. Oggi la sua estrazione avviene essenzialmente in Cina, Australia e Cile.


















