Nella Tuscia 294 progetti di impianti fotovoltaici, in alcuni casi si tratta di aree più grandi del centro di Viterbo
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Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - "Il problema non sono le rinnovabili, che rappresentano il futuro e che vanno assolutamente promosse. Ma l’effetto cumulativo prodotto da tanti impianti. Un allarme lanciato più volte dalla Soprintendenza, che non a caso si è espressa quasi sempre in maniera negativa su questi progetti, ma che finora è rimasto inascoltato". Così Luisa Ciambella.

VITERBO – Circa trecento ettari di impianti fotovoltaici, tra quelli che sono in fase di realizzazione e quelli in via di autorizzazione nell’ultimo anno e mezzo. 

C’è poi un’ulteriore istanza, arrivata da poco in Regione, per un progetto di fotovoltaico a terra di 64 ettari tra il capoluogo e il comune di Montefiascone, in località Spessa e Pozzitella.
E’ una fotografia solo parziale del fenomeno in atto a Viterbo, ma che in realtà interessa da alcuni anni tutta la provincia. 

“Dal 2008 a oggi nella Tuscia si parla di 294 progetti, e che rischia di snaturare la vocazione agricola e turistica del nostro territorio. Da qui la preoccupazione di molti cittadini e associazioni”. Così Luisa Ciambella, consigliere comunale a Palazzo dei Priori. 

Sta portando avanti una vera e propria battaglia nel nome della difesa del territorio e ha fornito anche una mappa che permette di visualizzare bene il fenomeno in atto. “Parliamo in alcuni casi di impianti mastodontici, di dimensioni superiori a quelle del centro storico di Viterbo (cerchio giallo) – continua Ciambella, mappa alla mano -.

E’ il caso dell’impianto previsto a Pian di Giorgio: 100 ettari di terreno tra i siti archeologici di Ferento e dell’Acquarossa, e per il quale si è in attesa dell’ultima e decisiva conferenza dei servizi. Pensate, all’interno dell’area di progetto ricadono anche tratti basolati di una via romana. Oltre alla vicinanza con Ferento, non lontano da qui si trovano le antiche terme del Bacucco, frequentate e amate da Michelangelo che le raffigurò in alcuni schizzi oggi conservati in Francia. Luoghi che andrebbero assolutamente valorizzati”.

Partendo da sinistra nella mappa e procedendo verso destra trovate l’impianto in località Cipollaretta (101 ettari) di cui è iniziata la costruzione nei giorni scorsi; Petrignella (17,5 ettari), autorizzato il 12 novembre 2020; a ridosso dell’area artigianale del Poggino, invece, l’impianto del Rinaldone (73 ettari) che ha ottenuto il via libera il 25 settembre 2020; San Cataldo (8,53 ettari) che ha ricevuto l’ok della Conferenza dei Servizi nei giorni scorsi e in alto alla destra estrema della mappa infine l’impianto di Marcolino (84 ettari) tra Bomarzo e Vitorchiano, per il quale si è in attesa dell’ultima Conferenza dei servizi.

A quanto risulta un altro progetto sarebbe in embrione nei pressi di Mammagialla. E’ stato lo stesso assessore all’Urbanistica, dopo uno dei miei numerosi interventi sulla questione, a dichiarare che sul fotovoltaico al Comune di Viterbo è sfuggita la situazione di mano. A fine aprile il Consiglio ha approvato su mia proposta un ordine del giorno che stabilisce finalmente un crono programma per arrivare a redigere un piano che indichi le aree dove questi impianti non possono essere realizzati. Ma intanto le domande continuano ad arrivare. A Viterbo e in tutta la provincia. Per questo serve subito una #moratoria che sospenda l’iter delle autorizzazioni, per dare così il tempo a tutti i Comuni, soprattutto a quelli più piccoli con meno mezzi e risorse, di adottare questi regolamenti.

Il problema non sono le rinnovabili, che rappresentano il futuro e che vanno assolutamente promosse. Ma l’effetto cumulativo prodotto da tanti impianti. Un allarme lanciato più volte dalla Soprintendenza, che non a caso si è espressa quasi sempre in maniera negativa su questi progetti, ma che finora è rimasto inascoltato”.

Gli Stati Generali La Fune
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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