Nel Viterbese è 'Ritorno al Futuro (Nazionale)'
Foto Vannacci-Fusco
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Grande Giove! verrebbe da esclamare citando Doc Brown. Vent'anni di storia locale che ritornano in scena senza bisogno di una DeLorean lanciata a 88 miglia orarie. Sono i paradossi della Tuscia: si proclama il "Futuro Nazionale", ma le facce sono quelle che hanno segnato il passato.

VITERBO – Le ambizioni del Generale Roberto Vannacci corrono veloci, quasi quanto il titolo del suo bestseller. E nel suo bagaglio, tra provocazioni e battaglie culturali, brilla quella passione per le “decime” che fa tanto storia antica, quanto politica contemporanea. È una suggestione che viene da lontano: in pieno stile “Decima Legio” – quella di Giulio Cesare, che cambiò il corso della storia – il Generale ha deciso di valicare il suo personale Rubicone, abbandonando gli ormeggi sicuri del centrodestra e creando, in un colpo solo, un bel mare mosso nei sondaggi e nei palazzi. Chissà, poi, se il buon Vannacci riflette sul fatto che quel richiamo alla legione fosse lo stesso che, millenni dopo, spinse Junio Valerio Borghese a dare un nome ben più controverso alla sua formazione. Questione di storia, forse di destino.

Ma se guardiamo alla Tuscia, il nome “Futuro Nazionale” suona un tantino ironico. A guardare bene i volti che si affacciano all’oblò del sommergibile vannacciano, verrebbe da dire che, più che di una novità folgorante, si tratti di un “ritorno” al futuro. Anzi, un ritorno al passato che si è appena tinto di nuovo.

A guidare la navicella in salsa viterbese c’è infatti Umberto Fusco. Non proprio un volto che irrompe sulla scena come un fulmine a ciel sereno. Demiurgo del leghismo in versione locale, uomo capace di navigare tra il giallo e il blu con la destrezza di un veterano della politica, ha subito la folgorazione sulla via della “Decima”. Ha smesso i panni del Carroccio per vestire quelli del Generale, portando con sé un bagaglio di esperienza che – a voler essere buoni – definire “storico” è il minimo.

E non è solo. Accanto a lui, in questa missione che punta al domani guardando dritti nello specchietto retrovisore, spunta Vittorio Galati. Il referente del “Comitato 1039” – anche qui, il richiamo numerico non lascia spazio a troppe fantasie – è l’altro volto di questa strana avventura.

Uomini simpatici, per carità di Dio, nessuno mette in dubbio la verve o la cordialità. Ma a osservare la scena politica viterbese, un moto di stupore è inevitabile. Perché Fusco e Galati, a Palazzo dei Priori, ci passeggiavano già ai tempi dell’era Marini, nel lustro 2008-2013. Quasi vent’anni fa.

Grande Giove! verrebbe da esclamare citando Doc Brown. Vent’anni di storia locale che ritornano in scena senza bisogno di una DeLorean lanciata a 88 miglia orarie. Sono i paradossi della Tuscia: si proclama il “Futuro Nazionale”, ma le facce sono quelle che hanno segnato il passato. Forse, per arrivare davvero al futuro, serviva solo un giro di valzer tra i soliti noti, pronti a cambiare casacca ma sempre ben saldi in prima fila. Il mare è mosso, il sommergibile è in navigazione, ma a leggere i nomi dell’equipaggio, sembra di stare a bordo di un vascello fantasma che ha semplicemente cambiato bandiera.

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