"Necessario fermare la svendita dell'acqua pubblica a partner privati"
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Miranda Perinelli rilancia la preoccupazione sulle ultime decisioni della Talete e invita i Comuni a tornare sulla strada del consorzio per una gestione trasparente e pubblica dell'acqua

“Talete, quello che come Spi-Cgil temevamo sta avvenendo. La società ha avviato la sollecitazione all’invio di manifestazioni d’interesse per una partnership con società di capitali. Di fatto, quindi, la società che gestisce il servizio idrico integrato nell’Ato 1 Lazio Nord sta per aprire ai partner privati”. Questo il commento preoccupato di Miranda Perinelli, segretario Spi-Cgil dell’Alto Lazio, dopo che la società di gestione idrica pare aver avviato la ricerca di partner privati per la gestione dell’acqua nei comuni del viterbese.

“In questo modo, però – continua la Perinelli – viene definitivamente calpestata la volontà popolare espressa con i referendum che hanno stabilito la gestione pubblica dell’acqua. Significa che un bene comune primario e fondamentale che va garantito a tutti per la sopravvivenza, diventerà uno strumento per fare soldi, alla stregua di tanti altri. Diventerà una merce su cui aumentare i ricavi, andando a spremere ancora di più cittadini che già sono allo stremo”.

“Condividiamo, pertanto, l’appello lanciato da Bengasi Battisti ai sindaci del Viterbese affinché arrestino questo processo di svendita per tornare sulla strada del consorzio tra comuni, unica garanzia di gestione trasparente e pubblica”.

“La Cgil ribadisce la scelta compiuta a sostegno e promozione del referendum per l’acqua pubblica quale diritto universale inalienabile. L’acqua è un bene comune fondamentale la cui gestione deve essere sottratta alle logiche di mercato. Giusto pertanto – conclude il segreario del sindacato – che i cittadini chiedano conto ai sindaci qualora a livello locale si continuasse per una strada diversa da quella che hanno sancito nelle urne. Ogni scelta che verrà adottata da Comuni, Provincia e Regione va condivisa con la popolazione”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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