Natale viterbese, Pietro Benedetti porta in scena Alfio Pannega
pietro benedetti
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VITERBO - Uno spettacolo su Alfio Pannega, con Pietro Benedetti, nella programmazione culturale per il Natale 2022. Appuntamento ai giardini dei Priori martedì 13 e al Cosmonauta il 19. Entrambe gli appuntamenti si svolgeranno alle 17.30.

VITERBO – Uno spettacolo su Alfio Pannega, con Pietro Benedetti, nella programmazione culturale per il Natale 2022. Appuntamento ai giardini dei Priori martedì 13 e al Cosmonauta il 19. Entrambe gli appuntamenti si svolgeranno alle 17.30.

Lo spettacolo è un’iniziativa che intende ricordare Alfio Pannega. In scena viene riportato lo spettacolo ‘Allora ero giovane pure io’, testo teatrale di Pietro Benedetti, frutto di ulteriori approfondimenti di ricerca rispetto alla pubblicazione, nel 2010, dell’omonimo libro della Banda del Racconto, curato da Antonello Ricci e Alfonso Prota edito da Davide Ghaleb.

In questa versione Natalizia l’ulteriore ricerca deriva dai vari ricordi in cui Alfio nel periodo delle festività soleva regalare poesie nei locali a chiunque gli offrisse un “cappuccino e una pasta”… Il coinvolgimento del pubblico, durante la performance, sarà assicurato oltre che dall’interprete anche da vari poeti a braccio, un attore un organettista e un ciaramellaro che nel corso della performance comporranno versi all’improvviso ed eseguiranno musiche tradizionali dal vivo oltre che dall’ausilio di un attore ad interpretare poesie in vernacolo viterbese.

È pensato principalmente, ma non esclusivamente, per le giovani generazioni, in quanto permette di recuperare elementi di studio che non sono previsti nel normale programma come la poesia d’improvvisazione (ottava rima, terzine, quartine) o cose dimenticate che solo la tradizione orale permette di ricordare. La performance – destinata alle scuole, e da realizzarsi all’interno delle loro sedi – si propone come omaggio alla memoria di Alfio e di tutto quello che lo stesso
ha rappresentato per Viterbo. Lo spettacolo intende suscitare una discussione sull’ambiente, sulla salvaguardia del territorio e sulla valenza delle tradizioni culturali radicate nel nostro territorio.

Il personaggio
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in città si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l’Ariosto, ma fu lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa” che si appassionò vieppiù di poesia e fiorì come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e
sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell’intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell’improvvisa scomparsa: tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in città, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attività artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava.

Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sarà fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. È deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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