
VITERBO – Che tipo di Natale sta vivendo il capoluogo della Tuscia? Questa la domanda delle “sette pistole” che spopola nei bar e nelle piazze cittadine. La città dei papi sta andando meglio o peggio del passato? Questo è quello che in molti vorrebbero capire. Per poi farsi una domanda consequenziale: meglio il Natale di Chiara Frontini, il primo della sua era, o quello di Giovanni Arena?
Siamo onesti, abbiamo difficoltà anche noi a dare un giudizio netto. Anche perché i giudizi rischiano sempre di essere inquinati da diottrie mancanti o in eccesso, per mille motivi possibili.
Allora abbiamo cercato indicatori che potessero raccontarci lo stato dell’arte e cercare così un raffronto con il passato. Ci siamo domandati come stanno andando i numeri misurabili e comparabili, perché da lì vogliamo tirare fuori una valutazione di massima.
Gli accessi ai musei cittadini, fa fede il polo del Colle del Duomo che ha uno storico importante, raccontano che la situazione sta andando meglio di qualche migliaio di unità rispetto allo scorso anno. Quindi sembrerebbe esserci più flusso di persone o quantomeno più turismo interessato ai beni storico-artistici di Viterbo.
Poi abbiamo sondato il polso del Christmas Village. Anche qui la situazione numerica sembra essere stabile. C’è una percezione di un numero minore di persone ma per un fatto che avrebbe poco a che fare con la presenza e più con l’assenza di bancarelle e stand commerciali. Il senso di vuoto che si percepisce sarebbe più legato a una mancanza di mercatini e similari.
In buona sostanza è ragionevole dare come patta la sfida di confronto tra il Natale di oggi e quello di ieri a Viterbo. Fatto che dice chiaramente una cosa: manca quella discontinuità con un passato piuttosto mediocre che Frontini aveva annunciato e di cui si era fatta speranza al momento del voto. Ragione per cui i “creatori” del Natale viterbese del passato avrebbero poco da “sparare” sulla nuova amministrazione ma che non fa propriamente onore e non rende possibile attribuire particolari meriti ai nuovi inquilini di Palazzo dei Priori.
Sapendo di essere impopolari e di essere destinati a finire al centro della “baruffa” ci permettiamo di indicare come unico momento di discontinuità a un certo livello di mediocre piattume i primi anni del Caffeina Christmas Village. Quel mondo è finito “in pazzeria” come una maionese assemblata male ma per certi versi quel gruppo era riuscito a cambiare l’aspetto del Natale viterbese e di Viterbo a Natale. Aveva rotto il buio, la tristezza, il grigiore. Aveva realizzato un qualcosa di criticabile? Sì, può darsi. Tutto è criticabile e spesso dipende dal punto di vista da cui si guardano le cose. Fatto sta che quell’approccio qualcosa “smosse” davvero e la sensazione, vista da oggi, è che si sia buttato via insieme all’acqua sporca anche il bambino.


















