Nasce la "pinsa viterbese". I Loria lanciano un prodotto in omaggio a Viterbo
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Per rilanciare un territorio occorre anche renderlo tipico. Ed è curioso notare come in un periodo in cui in città stanno aprendo tante pizzerie napoletane un salernitano decida di inventare un nuovo prodotto e puntare sul brand Viterbo.

E a un certo punto nacque la “pinsa viterbese”. Giovedì 7 aprile alle 19 sarà offerta gratuitamente ai cittadini all’interno della pizzeria “Anema e Core” di via San Lorenzo. E’ l’occasione di lancio di un prodotto nuovo, diverso dalla pizza e che porterà per ognuna delle sue dieci varianti il nome di una piazza o monumento del centro storico.

“E’ il mio omaggio a Viterbo, dove lavoro da 35 anni”, così l’ideatore Tonino Loria. Sangue salernitano, professionista della pizza napoletana, ha deciso di mettere in gioco un prodotto studiato e voluto per omaggiare quella che per più di metà della vita è diventata la sua città. Al lancio di domani sono stati invitati anche i rappresentanti delle istituzioni cittadine.

La pinsa viterbese avrà la forma di un ovale, come una palla da rugby. La particolarità è data dall’impasto, un mix di farine di soia, riso, grano zero e doppio zero. Poi c’è anche la versione pinsarotto viterbese. Una sorta di panino grande, fatto con lo stesso impasto, tagliato a metà, farcito e scaldato in forno.

In questi ultimi tempi si sta iniziando a parlare sempre di più delle possibilità turistiche della città dei papi. Un luogo turistico ha bisogno non solo di una buona amministrazione ma anche di imprenditori, artigiani, commercianti e ristoratori pronti a scommettere e a mettere in circolo idee che valorizzino il territorio. La definizione di nuovi prodotti, in qualche modo originali, può aiutare a conquistare i turisti che con il sistema antico quanto il mondo del passaparola possono indirizzare nella scelta delle mete di svago anche i loro parenti, amici e conoscenti.

“E’ da tempo – racconta Tonino Loria – che ho in mente di fare un gesto per ringraziare questa città e i suoi abitanti. E’ da mesi che lavoro all’impasto. Ringrazio tantissimo mio figlio Riccardo, anche lui pizzaiolo, e il collega e amico Ciro. Ringrazio in generale tutta la mia famiglia che per settimane ha dovuto sopportare i miei esperimenti. Ci ho messo un po’ a trovare la formula giusta. Poi all’improvviso una mattina mi sono svegliato prestissimo e con in testa l’idea giusta. Mi sono vestito e di corsa sono arrivato al locale. Ho iniziato a impastare e dopo l’assaggio ho capito che quella era la formula giusta”.

Così è nata la “pinsa viterbese”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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