Nasce la Palestra di Santa Barbara: un "cuore sportivo" dedicato all'atleta Zonghi
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Luigi Zonghi ha partecipato due volte alle Paralimpiadi, a Londra e a Seul nel 1988, dove conquistò la medaglia d'oro nella spada.

VITERBO – Dopo anni di attesa, cantieri bloccati e un prolungato stato di degrado, il quartiere di Santa Barbara può finalmente festeggiare la nascita della sua palestra. L’impianto, completamente rinnovato e intitolato all’atleta olimpionico viterbese Luigi Zonghi, è stato inaugurato oggi, promettendo di diventare un vivace polo di sport, aggregazione e socialità per l’intera comunità.

La struttura è stata pensata come un luogo di incontro e attività fisica per tutti, un vero punto di riferimento per il quartiere più popoloso di Viterbo. L’assessore Emanuele Aronne ha ripercorso il lungo e tortuoso iter che ha portato a questa apertura: “Il percorso di apertura è stato lungo e non privo di difficoltà. L’impegno congiunto di amministrazione e Libertas ha permesso di ripristinare la struttura alla comunità”.

Un “bel momento per la città” è stato sottolineato anche dalla sindaca Chiara Frontini, visibilmente soddisfatta: “Un successo per Viterbo, apriamo un impianto dopo vicende travagliate e una chiusura durata anni. Sarà uno spazio vivo tutti i giorni, con tante discipline. Sport per tutti senza barriere, una palestra dedicata a un atleta che è stato un’eccellenza”.

L’intitolazione a Luigi Zonghi, figura di spicco dello sport paralimpico e concittadino viterbese recentemente scomparso, ha conferito all’evento un significato ancora più profondo e commovente. Francesco Zonghi, fratello dell’atleta, a stento ha trattenuto l’emozione: “È un giorno importante che va oltre l’apertura di uno spazio che porta un nome speciale, quello di Luigi. Un atleta straordinario e un uomo ancora più straordinario”.

Ha aggiunto: “Siamo immensamente felici, Luigi è stato un esempio di forza, di coraggio”. Luigi Zonghi ha partecipato due volte alle Paralimpiadi, a Londra e a Seul nel 1988, dove conquistò la medaglia d’oro nella spada. Proprio quella spada, insieme agli allori olimpici, alla sua medaglia e una sua foto con la divisa della nazionale, era esposta su un tavolo nella palestra, una testimonianza della sua gloriosa carriera.

La consigliera Alessandra Croci, da cui è nata la mozione per l’intitolazione, ha celebrato la figura di Zonghi, evidenziando come la sua memoria debba essere onorata non solo per i successi sportivi, ma soprattutto per l’eredità di umanità, accoglienza, resilienza e spirito di riscatto che ha lasciato. La Croci ha sottolineato il ruolo fondamentale delle Paralimpiadi, anche grazie ad atleti come Zonghi, nella rivoluzione dell’inclusione in Italia.

L’auspicio è che il suo esempio sia un punto di partenza per i giovani, e l’intitolazione della palestra è vista come un atto dovuto per guidare le nuove generazioni, affinché “quella fiaccola non si debba spegnere mai”. Anche il parroco di Santa Barbara, Don Claudio Sperapani, ha condiviso un ricordo personale legato all’atleta: “Ricordo bene quell’anno 1988 perché io entravo in seminario e al mio paese, Grotte di Castro, che poi era il paese anche di Luigi Zonghi, abbiamo festeggiato tutta la comunità la sua vittoria alle Olimpiadi, sempre dentro una palestra. Porto con me questo ricordo, quello di Luigi e della sua famiglia”.

A rafforzare il messaggio di sicurezza e cura della comunità, l’Associazione APS Ruben Ciarlanti ha donato un defibrillatore, un gesto concreto che contribuisce a rendere la nuova struttura un luogo ancora più sicuro e accogliente per tutte le fasce d’età.

La riapertura della palestra “Luigi Zonghi” segna un nuovo capitolo per il quartiere di Santa Barbara, promettendo di diventare un vivace centro ricreativo e un punto di riferimento essenziale per tanti giovani e famiglie.

© Maurizio Di Giovancarlo / Tuscia Fotografia / La Fune

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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