Musica da Roma a Napoli, passando per Bahia e Nepi
NEPI 12
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Da Roma a Napoli, passando per Bahia, con tappa a Nepi. La serata dei chiusura dei festeggiamenti in onore dei santi patroni, Romano e Tolomeo, si trasforma in una convention musicale di qualità: protagonisti Alberto Laurenti e i Rumba de mar, accompagnati da una fantastica Nadia Natali.

Si può andare da Roma a Napoli, passando per Bahia? Certo che si può. Magari il giro è un po’ più lungo, ma quando si vola sulle ali delle note musicali tutto è possibile. E la magia si concretizza in un concerto in cui trovare punti deboli è complicato assai. Le melodie sono quelle più famose della canzone d’autore sia partenopea che romanesca, gli esecutori sono maestri di assoluto pregio, gli interpreti appartengono alla stessa eccelsa categoria: il cocktail finale è denso di umori e di sapori che non si dimenticano. Se poi a tutto questo si aggiunge la magnifica location rappresentata dalla Rocca dei Borgia a Nepi, il risultato sfiora la perfezione.

E così la serata dei chiusura dei festeggiamenti in onore dei santi patroni, Romano e Tolomeo, si trasforma in una convention di qualità: protagonisti Alberto Laurenti e il suo gruppo Rumba de mar, accompagnati nella circostanza da una fantastica Nadia Natali. Il maestro Laurenti rappresenta la parte napoletana (decisivi in questo senso i tanti anni passati alla corte dell’indimenticabile R0berto Murolo), Nadia risponde con il suo animo di “romana de’ Roma”. Lo spettacolo è un gioco di rimandi, di battute e risposte (musicali), di incursioni nel repertorio più classico e famoso. D’accordo, ma cosa c’entra in tutto questo il passaggio per Bahia, che si trova a diverse migliaia di chilometri di distanza e che non ha alcuna attinenza con le città di cui sopra e che nemmeno viene sfiorata dall’Autostrada del Sole? Ecco, il colpo a sorpresa è la rivisitazione di una ventina di brani famosi in chiave esotica con continue incursioni in generi musicali mediterranei e non solo, che nulla hanno a che fare in apparenza con Luna Rossa (magnificamente interpretata), Tanto pe’ cantà (concepita quasi un secolo fa da Ettore Petrolini), O’ surdato ‘nnammurato (scritta nel 1915 nel pieno della Prima guerra mondiale dal poeta Aniello Califano e musicata da Ennio Cannio) e ancora diverse proposte di Renato Carosone. Contaminazioni che conquistano e affascinano.

Le quasi due ore di spettacolo scorrono via piacevolmente, ma troppo velocemente tanto che quando cala il metaforico sipario si avrebbe solo voglia di restare ancora lì a lungo, magari cantando (nonostante la mascherina d’ordinanza) insieme a Nadia Natali e Alberto Laurenti che duettano senza tregua, coinvolgendo il pubblico. In prima fila, il sindaco Franco Vita che ha accolto con favore il progetto presentato da Ilaria Di Fani, promoter che collabora con Le officine della musica onlus Franco Califano, l’associazione (presieduta da Alessandro Visintin) che cura e promuove le attività in ricordo del Califfo, il cantautore scomparso 7 anni fa. Vale la pena ricordare che Laurenti, nella sua lunghissima carriera, è stato uno strettissimo collaboratore di Califano, con il quale ha scritto una sessantina di canzoni. E ha anche vissuto per un anno e mezzo nella casa dell’artista romano, fino a quando fu educatamente messo alla porta con una lettera ufficiale fatta trovare sotto la porta. Il motivo? I troppi scherzi che Alberto pressoché quotidianamente gli riservava. “Franco quando rientrava – racconta – scriveva su una lavagna il programma per il giorno successivo: ‘Sveglia alle 15 e colazione con spaghetti al pomodoro’. Io tornavo più tardi, cancellavo quelle indicazioni e ne mettevo altre: ‘Sveglia alle 12 e pasta e e fagioli’… Naturalmente succedeva il pandemonio e quindi ad un certo punto mi fu dato il benservito, ma anche dopo abbiamo continuato a frequentarci, a volerci bene e a scrivere canzoni…”. Ma questo è solo una parte, per quanto importante, di una carriera costellata di successi e di musica di qualità, scritta per Tiromancino e Gabriella Ferri, solo per citare un paio di nomi, oltre che per se stesso e il suo gruppo.

Rumba de mar è gruppo affiatatissimo, composto da professionisti di fama: Paulo La Rosa (percussioni), Paolo Petrilli (fisarmonica), Stefano Monastra (tromba e flicorno), Salvatore Leggieri (batteria), Memé Zumbo (basso), mentre Laurenti alterna chitarra classica e organo elettrico. Da vent’anni suonano insieme e contaminano ogni forma musicale con risultati eccellenti. E stavolta si aggiunge ad un ensemble più che collaudato la voce calda e profonda di Nadia Natali, studi lirici agli inizi poi abbandonati per generi un po’ meno classici ma non per questo meno impegnativi. Anzi. Gli effetti sono travolgenti e coinvolgenti: il duetto con Laurenti di Roma nun fa’ la stupida stasera è da manuale, la rivisitazione di alcuni brani della tradizione romanesca affascinante, ma l’acme si raggiunge con l’interpretazione di Sempre, uno dei cavalli di battaglia della sempiterna Gabriella Ferri. E’ proprio il caso di dire che è lei l’erede più genuina dell’artista testaccina.

A proposito, il 12 settembre si replica, sempre alla Rocca dei Borgia, stavolta Le officine della musica propongono una serata interamente dedicata a Franco Califano, che era nato a Tripoli nel 1938, esattamente due giorni dopo, il 14: ospite d’onore Maurizio Mattioli. Non è proprio il caso di mancare.

Gli Stati Generali La Fune
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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