Museo Macchine di Santa Rosa, il Comune di Viterbo lanci un concorso d'idee per sbloccare il progetto
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C'è un'impresa possibile per la città dei papi: la realizzazione di un Museo delle Macchine di Santa Rosa. Occorre però avere dei progetti, con i quali convincere dei partner a stanziare soldi.

Il trasporto della Macchina di Santa Rosa è patrimonio dell’Unesco. A questo punto la città deve pensare a dare massimo risalto a questa tradizione diventata patrimonio dell’umanità.

Occorre rendere tangibile e caratterizzante la presenza della feste più importante e che rende il capoluogo della Tuscia attraente agli occhi del mondo. Serve qualcosa in grado di celebrare ogni giorno tutto ciò, insomma è arrivato il momento di pensare seriamente al Museo delle Macchine di Santa Rosa. 

Le Macchine nel deposito sulla Tuscanese

Ciò che resta delle Macchine passate è conservato in maniera indecorosa all’interno di un capannone sulla Tuscanese. Chi c’è stato dentro non ci è rimasto bene. C’è ‘Fiore del cielo’, ‘Ali di Luce’, pezzi di ‘Una rosa per il duemila’ e di altri “campanili” del passato. Ci sono le Minimacchine del Pilastro, dei veri e propri gioielli in miniatura.

Il titolo Unesco, se ben giocato, può aprire alla città dei papi accesso a crediti e finanziamenti utili a perseguire questo obiettivo. Occorre però crederci. Occorre mettersi al lavoro, magari aprendo un concorso d’idee, proprio come avviene per individuare le nuove Macchine. Un concorso d’idee aperto a professionisti, chiamati a suggerire un luogo e un modo per realizzare il museo in questione.

In questo modo il Comune potrebbe stimolare l’ingegno e ottenere progetti utili, da valutare e da cui partire per cercare soldi necessari alla concretizzazione. Intanto venga fatto questo primo passo, il dopo risulterà così più agevole. Mettere già su carta un qualche progetto aiuterà l’amministrazione comunale a convincere meglio la Regione Lazio o altri interlocutori a scommettere su questa partita. 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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