
di Giacomo Roscani
VITERBO – Nel 2015 ho presentato per la mia tesi triennale in Architettura, presso l’Università degli Studi di Firenze, una proposta progettuale per il Museo della Macchina di Santa Rosa.
Volevo dare il mio contributo alla nostra tradizione secolare e allo stesso tempo celebrarne
la storia e i protagonisti che ne hanno scritto le pagine.
Il progetto si sviluppa all’interno dell’Ex cava Anselmi, situata nel Parco dell’Arcionello, un’area precedentemente indicata come luogo ideale per ospitare una mostra permanente, prima dal grande artista Alessio Paternesi e successivamente dall’Architetto Raffaele Ascenzi.
Si tratta di uno spazio vasto, che si estende su circa 30.000 metri quadrati, caratterizzato da una tagliata in pietra alta circa 20 metri. È qui che trovano la loro collocazione le Macchine, posizionate tra le maglie di una griglia le cui dimensioni sono direttamente ispirate alle misure standard della base della Macchina, ossia 4,30 x 6,00 metri.
Una larga gradonata introduce all’interno di un ampio spazio semi-aperto con tratti industriali, un omaggio alla storia del luogo in cui si inserisce il nuovo Museo, dove è possibile muoversi tra i vari modelli che si sono susseguiti nel corso degli anni.
Le Macchine rappresentano il sacro e la fede dei Viterbesi in Santa Rosa; sono un riflesso dei diversi stili architettonici e artistici delle loro epoche, nonché custodi delle memorie personali di chi ha avuto il privilegio di vederle sfilare. Come autentiche reliquie, necessitano della massima protezione, motivo per cui sono state collocate all’interno di ampie teche in vetro. Queste maestose strutture preservano le Macchine dal trascorrere del tempo e dall’usura. Disposte in file di tre, in un omaggio numerologico alla data del Trasporto, scandiscono il ritmo interno del museo. Ciascuna teca è avvolta su due lati da una struttura in tubolari d’acciaio, simile a quella che ogni anno, a San Sisto, annuncia l’inizio della festa, quasi a sottolineare che le Macchine custodite all’interno sono sempre pronte a ripartire.
La parte superiore delle teche si estende oltre la copertura, consentendo alle varie statue di Santa Rosa di vigilare sulla città. Un passaggio aereo consente ai visitatori di ammirare i modelli da un’altezza di 14 metri.
Completando il percorso all’interno del museo, è stata predisposta una ulteriore area espositiva, situata lateralmente, per ospitare bozzetti, disegni e documentazione relativa alle Macchine, a Santa Rosa, ai Facchini e alle varie figure che hanno contribuito alla storia del Trasporto. Sono state previste, inoltre, aree didattiche, una zona ristoro, uno shop, una sala conferenze e spazi multimediali, con la grande tagliata in pietra che funge da supporto per proiezioni e video mapping, al fine di offrire una spiegazione esaustiva della Macchina di Santa Rosa e della sua storia.
Particolare da segnalare è la modularità di un progetto di questo tipo: non è necessario completare l’intera struttura in una sola volta, ma si può procedere gradualmente, iniziando con la realizzazione delle teche per i modelli disponibili permettendo al museo di crescere col tempo. L’area circostante potrebbe essere destinata a un grande parco urbano, in una suggestiva commistione tra natura e architettura.
La zona museale dovrebbe, inoltre, fungere da spazio multifunzionale. Gli interni potrebbero ospitare eventi, mostre e conferenze, mentre la scalinata d’ingresso sarebbe perfetta per concerti, rappresentazioni teatrali e cerimonie religiose, con uno scenario unico come sfondo.
Indubbiamente, questo progetto rappresenta il sogno di un giovane laureato in Architettura e, come tale, può presentare alcuni limiti e forse qualche errore. Tuttavia, credo che contenga spunti che potrebbero tornare utili in futuro a chi avrà l’opportunità di realizzare un giorno il Museo delle Macchine.
Nel frattempo, mentre attendiamo quel giorno, perché non raccogliere e catalogare tutte le proposte che si sono susseguite nel corso degli anni in una sorta di “scatola delle idee”? Potrebbe essere utile presentarle periodicamente alla città, riattivando il Tavolo di confronto organizzato dal Comune nel 2016.
Saranno probabilmente necessari molti anni prima che si possa realizzare un vero e proprio Museo della Macchina di Santa Rosa, ma la collaborazione e la condivisione di idee contribuiranno certamente a individuare una soluzione ponte che possa collegare il momento attuale di ‘‘cattività’’ dei modelli al futuro spazio museale. Personalmente, sono disposto a dare il mio contributo.


















