
di Giulio Marini
VITERBO – Egregio Direttore, nella nostra città i grandi progetti hanno una metabolizzazione molto lunga, vedi gli ascensori di Valle di Faul (30 anni), vedi l’utilizzo della Torre Civica (per ora solo 15 anni).
Su un progetto come quello proposto di un Museo delle Macchine, sicuramente di grande impatto, ne abbiamo sentite tante, ma non si è solidificato sia per l’importante impatto sia per l’elevato costo.
Durante il mio mandato da sindaco portammo una parte della Macchina di Santa Rosa a Roma, al Museo delle Arti e Tradizioni popolari dell’Eur, quindi una porzione della nostra tradizione è già visibile in un museo.
Vista la grande difficoltà di dimostrare la nostra tradizione popolare al grande pubblico tutti i giorni pensammo fosse intanto più avvicinabile l’obiettivo di creare un Museo Multimediale di Santa Rosa. Iniziammo con il mio mandato e poi fu maggiore l’impegno per realizzarlo durante il mandato del sindaco Arena. Sembrava fatta: luogo scelto, finanziamento individuato, progetto realizzabile.
Cosa voleva essere quel progetto utilizzando le nuove tecnologie multimediali? Voleva fare entrare il grande pubblico turistico, che frequenta Viterbo durante l’anno, dentro la manifestazione facendo sentire l’emozione che si prova sentendo l’entusiasmo del pubblico, i comandi dei responsabili del Trasporto, ascoltando gli umori della strada. A me è sempre piaciuta l’idea di modernizzare, con effetti di luci e suoni naturali, la partecipazione del turista in visita a Viterbo. Avevamo immaginato un luogo che rendesse possibile un’immersione nella festa.
Da quella esperienza si poteva stuzzicare il turista a tornare durante la festa della nostra Patrona. Mi sembra oggi non più tra le priorità della nuova amministrazione, però non ne sono certo. Quindi immaginiamo la difficoltà relativa del progetto virtuale e prendiamo atto che ancora non ha avuto luce. Questo mi fa pensare che per un progetto strutturale così importante, come quello del Museo delle Macchine, ci siano delle difficoltà difficili da superare. Al tempo stesso però ho sempre pensato che un amministratore deve essere un sognatore, altrimenti cosa vai a fare? Comunque una delle ultime ipotesi era stata la realizzazione della teca della Macchina di Santa Rosa a Porta Romana, idea che poteva avere delle utili e significative convergenze tra i costi e la possibilità di realizzazione. Sicuramente il tema è centrale poiché dobbiamo renderci conto che la nostra tradizione deve essere vissuta e dobbiamo farla rivivere tutti i giorni dell’anno anche perché con il riconoscimento Unesco abbiamo dato una svolta all’internazionalizzazione dell’evento clou di Viterbo”.


















