
SPECIALE SANTA ROSA – Pensare in grande e realizzare un Museo delle Macchine che possa diventare simbolo di una nuova idea di città. Questa dovrebbe essere una partita da giocare per Palazzo dei Priori, se davvero si vuole fare uscire il capoluogo e la sua provincia dalla mediocrità che li sta soffocando. E la prima cosa da fare è tenere al riparo l’idea stessa di un Museo delle Macchine dal provincialismo, dal dilettantismo e dalle mentalità mediocre che tante cose ha distrutto e distruggerà del presente e del futuro del territorio.
Un Museo delle Macchine è l’occasione per mettere sul tavolo un punto di applicazione su cui liberare le migliori energie del territorio e chiamare da fuori professionalità e visionari, quelli che sono in grado di realizzare storie di successo. Uscendo anche in questo dalla mediocrità della tirchieria monodirezionale: quando bisogna darli agli altri i soldi sono sempre troppi e quando dobbiamo prenderli sono sempre pochi.
La domanda è: la città di Viterbo è in grado di pensare e realizzare una grande idea sulla sua principale tradizione e sull’unico patrimonio Unesco che custodisce? In questo interrogativo è racchiusa una sfida. Aprire il cantiere del Museo delle Macchine significa mettere dentro molto denaro, spenderlo bene e mettere al lavoro cervelli. E dove sono all’opera cervelli veri le cose cambiano. E’ sempre storicamente accaduto, è l’effetto dei cantieri veri: dal duomo di Firenze voluto da Medici al cantiere per il duomo d’Orvieto, capace ancora oggi di cambiare i destini di un paesino come Orvieto che grazie all’Opera del Duomo è stato reso una grande realtà.
In questi giorni leggiamo di prospettive che vorrebbero lo “sparpagliamento” delle Macchine nei quartieri di Viterbo. Un’idea che non ci convince per nulla, che si tradurrebbe anche in un’azione di svilimento e banalizzazione di un simbolo. Pur riconoscendo la bontà di chi ne ha parlato, sinceramente animato dalla volontà di fare qualcosa per evitare che le Macchine finiscano a marcire nei capannoni.
Ma è un Museo vero quello di cui Viterbo ha bisogno. Non tanto per realizzare un’opera ma perché farla significa aprire una dinamica positiva e costruttiva di cui c’è tanto bisogno. Il capoluogo ha infatti bisogno di grandi sfide per vincere la mediocrità e i processi conteranno più delle opere concrete.
Tra l’altro esiste un know how importante il loco anche dal punto di vista del restauro e nella conservazione dei beni culturali. A custodirlo è l’Unitus, sempre troppo poco utilizzata nella crescita cittadina. Poi ci sono tanti esperti e collezionisti della tradizione del Trasporto e della festa di Santa Rosa.
Serve un luogo con cui dire al mondo che custodiamo, con dignità e intelligenza, un patrimonio dell’Umanità. Occorre un luogo dove la città possa trovare la propria dimensione alta, la propria cifra di qualità. Serve un Museo delle Macchine che diventi segno e simbolo di una Viterbo capace di crescere, matura, che ha rotto gli ormeggi che la tenevano ancorata a una dimensione troppo piccola per essere portata nel futuro.


















