Museo delle Macchine di Santa Rosa, Angelo Russo: "Mi auguro che nel futuro della città qualche mente illuminata lo realizzi"
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VITERBO - "Un museo in grado di ospitare le Macchine — opere di ingegneria, arte e devozione — sarebbe un potente attrattore turistico, capace di generare un indotto economico significativo per la città".

VITERBO – Progetto Museo delle Macchine di Santa Rosa, per Angelo Russo (papà di Sinfonia d’Archi) si tratta di “un’idea affascinante e di una straordinaria opportunità per Viterbo”. 

“Come ideatore della Macchina di Santa Rosa Sinfonia d’Archi, ritengo che un Museo delle Macchine non sia solo un’idea affascinante, ma una straordinaria opportunità per Viterbo – scrive Russo a commento di un articolo de La Fune che torna a insistere sulla ripresa dei lavori intorno a quella progettualità -.  Comprendo le difficoltà legate ai costi e alla burocrazia, ma credo che i benefici supererebbero di gran lunga gli ostacoli.

Un museo in grado di ospitare le Macchine — opere di ingegneria, arte e devozione — sarebbe un potente attrattore turistico, capace di generare un indotto economico significativo per la città. Il trasporto della Macchina è un evento unico al mondo e preservarne la memoria con un’esposizione permanente valorizzerebbe la tradizione, offrendo ai visitatori un’esperienza culturale immersiva e creando nuove opportunità per il territorio.

Il dossier realizzato anni fa con il contributo di ideatori, costruttori e politici, guidati dall’architetto Alfredo Passeri, è una base di lavoro preziosa che purtroppo giace ancora in un cassetto del Comune. Purtroppo, a testimonianza della scarsa attenzione verso questa grande tradizione, un elemento di Sinfonia d’Archi si trova abbandonato da anni in una rotatoria nella zona artigianale del Poggino, senza che vi sia stata alcuna volontà di restaurarlo o valorizzarlo. Se oggi manca l’impegno per preservare persino un frammento della nostra storia, è difficile immaginare che ci sia la volontà di realizzare un museo. Ma la speranza resta: mi auguro che, se oggi l’idea sembra destinata a restare nel cassetto, almeno in futuro qualche mente illuminata sappia coglierne il valore e trasformarla in realtà, offrendo a Viterbo l’opportunità di un grande rilancio culturale ed economico.”

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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