Museo Civico, Ricci (Pd): "Spostarlo in centro e vendere l'ex convento di piazza Crispi per farci un albergo"
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La sensazione che abbiamo avuto comunque è che la sua visione non sia caduta tanto nel vuoto. Chi ha orecchie per intendere ha inteso, anche dentro la maggioranza.

VITERBO – Non sarà un businessman ma ha un’idea in testa e francamente non sembra male. Alvaro Ricci, storicamente detto “il corsaro”, ha illuminato l’ultimo consiglio comunale sul centro storico. Dobbiamo dare ad Alvaro quello che è di Alvaro, ci è piaciuto. Ha detto spesso cose sensate, l’ha fatto con garbo, ha saputo anche essere divertente.

Ma l’Alvarone nostro ha messo anche lì – sul tavolo di un consiglio straordinario dove l’opposizione in generale ha teso a volare bassissimo (oltre al “corsaro” ha fatto eccezione anche il “bandolero stanco” Giulio Marini) – una visione. Ha immaginato che quelli di Palazzo dei Priori ragionassero in maniera “imprenditoriale” e ha consigliato, da buon consigliere, di mettere sul mercato l’ex convento di piazza Crispi (dove, in pochi lo sanno, esiste un museo civico) e trasferire i “pezzi” etruschi all’Albornoz e la pinacoteca nel centro storico.

Ricci è andato anche oltre. Ha immaginato che quello spazio dalla metratura importante e di pregio potesse essere acquistato da qualcuno interessato ad aprire a Viterbo un albergo. Un’idea, una visione, molto attenta a quello che sta accadendo. Infatti la città turistica esiste eccome ed è vero che inizia a bussare alle porte della città qualcuno che i soldi li ha davvero e sarebbe pronto a investirli, scommettendo sulla crescita turistica di questo capoluogo in realtà bellissimo (con buona pace dei “segaioli” dell’erba alta) e in una posizione di tanto interessante.

La sensazione che abbiamo avuto comunque è che la sua visione non sia caduta tanto nel vuoto. Chi ha orecchie per intendere ha inteso, anche dentro la maggioranza.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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