
VITERBO – Da qualche settimana La Fune ha iniziato a parlare del Museo Civico, con l’obiettivo di mettere al centro del dibattito locale un tema potenzialmente caldo, anzi infuocato. Dalle colonne del Corriere di Viterbo leggiamo che un qualche interesse si è acceso nella mente di un consigliere comunale, al secolo Giulio Marini, peccato che quanto racconta alla stampa si ferma alla banalità: l’erba alta nel chiostro.
Abbiamo evidenziato nei giorni scorsi che manca un direttore da tempo immemore. Abbiamo messo in evidenza che sarebbe opportuno stanziare soldi per un inventario serio di quello che c’è custodito e per un riscontro professionale sulla catalogazione. Abbiamo raccontato che i Musei italiani e del mondo rischiano saccheggi nel tempo perché i controlli sono blandi. Abbiamo sottolineato come dentro a un museo come il civico sono conservati pezzi di patrimonio storico artistico che valgono decine di migliaia d’euro, a volte anche centinaia di migliaia e che se qualcuno, nel tempo, avesse fatto sparire qualcosa avrebbe fatto un danno alla collettività importante anche sul piano economico.
Eppure il consigliere mette il naso al civico e parla d’erba alta. Avete capito. Peccato. Un vero e proprio peccato. Il livello del dibattito viterbese è sempre rasoterra e il motivo principale di una città che non funziona è, in ultima analisi, proprio questo.
Un consigliere entra nel tema Museo Civico e denuncia l’erba alta. Non spende una parola sul fatto che non ci sia un direttore, non prepara interrogazioni per chiedere la consegna dei registri e che vengano stanziati soldi per un inventario e un riscontro. In buona sostanza chiede che venga tagliata l’erba. L’assurdo.
Come giornale poniamo un altro tipo di domande a chi amministra Palazzo dei Priori. Vogliamo sapere in che anno è stato fatto l’ultimo inventario e conoscere tutti gli inventari precedenti. Da quanto ci risulta il più vecchio in era post guerra mondiale è quello del 1956. Chiediamo di sapere se da un riscontro tra il catalogo del 1956 e quello subito dopo c’è congruenza o manca qualcosa e se dovesse mancare qualcosa di cosa si tratta. Chiediamo se al cambio di direttore negli ultimi cinquanta anni esista un verbale di presa in carico di quanto c’era nel museo in quel momento firmato dal nuovo direttore o no. Chiediamo se per ogni prestito per mostre ed eventi esista un verbale di uscita e uno di ritorno del bene. Chiediamo come mai nel museo intitolato a Rossi Danielli la collezione di specchi etruschi a lui appartenuta ed esposta fino a una decina di anni fa almeno non sia più mostrata al pubblico? Si trova in restauro? Si trova nel magazzino? Se sì chi ha fatto questa scelta e per quale ragione? Dovrebbero essere al civico anche gli strappi di affresco di Baldassarre Peruzzi tolti dagli Almadiani. Perché un simile capolavoro non è esposto al pubblico? Così come un quadro del Romanelli su Santa Rosa. Anche quello sarebbe bello vedere esposto anziché nascosto nei magazzini. Queste opere che abbiamo indicato ci sono negli inventari?
Invitiamo il consigliere Marini a fare proprie queste domande, che riteniamo più valide e importanti per l’opinione pubblica dell’erba alta nel chiosco e dei vasi non annaffiati. Quella è roba da brava massaia no da consiglieri comunali. O roba da pensionati che guardano i cantieri spaccando il capello dell’inutile senza cogliere aspetti fondamentali. Ma soprattutto chiediamo ai consiglieri comunali una mozione che obblighi l’amministrazione Frontini a svolgere un nuovo concorso per dare al Civico un direttore. Sarà lui a controllare che tutto sia in regola. O forse non si provvede a nominare un nuovo direttore da lunghissimi anni perché c’è una consapevolezza di fondo che al Civico oltre all’erba a essere alto è anche il guano? Quello di piccione, naturalmente.

















