Museo civico da incubo: piccioni morti, teche vuote e ascensore rotto
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Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - Ancora non è stata rinnovata la stanza che ospitava i capolavori di Del Piombo ma quello che è peggio sta nel vedere un luogo pieno di tesori praticamente abbandonato a se stesso.

VITERBO – Zero comunicazione per attirare viterbesi e turisti. Zero attenzione all’esposizione. Zero investimenti e praticamente qualcosa di molto simile a “zero” incassi. Questa la fotografia che nell’anno di grazia 2022, quasi 2023, è possibile scattare del Museo Civico di piazza Crispi. 

All’interno veri e propri tesori: da quelli etruschi riportati alla luce da Rossi Danielli ai dipinti strappati da Santa Maria in Gradi e che portano le firme del Pastura o del Balletta. Tutto messo lì, usare il termine “esposto” è fuori luogo, più o meno a caso. Con i bozzetti delle Macchine di Santa Rosa che si mischiano con i quadri. Niente spiega niente davvero. 

Poi non funziona neanche l’ascensore. Poco male per i pigri ma malissimo per i disabili motori che in pratica rimangono tagliati fuori. La pulizia? Sommaria, molto sommaria. 

E sulla rete che sovrasta il chiostro “scolano” cadaveri di piccione. Un incubo, un qualcosa di inaccettabile e che cozza con la retorica pluridecennale di “Viterbo città di arte e cultura”. In realtà l’arte e la cultura c’è. Quello che mancano sono uomini capaci di raccontare, mostrare, organizzare, “vendere” questo patrimonio. 

Zero il voto che il Museo Civico di Viterbo merita e zero alla classe politico-amministrativa che ha permesso questo. Con la speranza che denunciare questa situazione possa funzionare da stimolo agli attuali amministratori. Perché “essere diversi” non può essere solo un fatto retorico ma deve materializzarsi nei fatti. 

La visita al civico di piazza Crispi è una delusione a ogni passo. Il tonfo più grande quando si arriva davanti alla “carcassa” dello spazio che custodiva le opere di Sebastiano Del Piombo trasferite sotto ai portici di Palazzo dei Priori. Va bene spostare opere ma non sostituirle con niente è l’assurdo. 

 

Gli Stati Generali La Fune
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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