Muore Mario Brutti, un'intelligenza autentica sempre al servizio del territorio
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Viterbo piange Mario Brutti. Storico presidente della Fondazione Carivit lascia, per le sue autentiche qualità umane, un profondo vuoto in tutta la provincia.

Viterbo piange Mario Brutti. Storico presidente della Fondazione Carivit lascia, per le sue autentiche qualità umane, un profondo vuoto in tutta la provincia. Aveva 84 anni. I funerali si terranno alla chiesa della Trinità lunedì 7 dicembre, alle ore 10.30. 

“Ho appreso con grandissimo dispiacere la notizia della scomparsa di Mario Brutti. Un’altra grande perdita per la nostra città. Un uomo di grande cultura, che ha ricoperto ruoli importanti e prestigiosi, con l’umiltà e la semplicità tipica delle persone perbene. Da presidente della Fondazione Carivit, il dottor Brutti ha sempre garantito vicinanza e sostegno a iniziative culturali e soprattutto sociali.

Non ha mai fatto mancare il suo contributo per la promozione del nostro territorio. Una persona garbata, di estrema correttezza, la cui parola aveva più valore di un documento scritto. Sempre il primo a rivolgere un saluto, un vero signore che mancherà tanto a questa città, in particolar modo alle persone che lo hanno conosciuto. Alla famiglia Brutti, le mie più sentite condoglianze”. Così il sindaco di Viterbo Giovanni Arena.

Mario Brutti era quello che dovrebbe essere un uomo. La mitezza è sempre stata la sua più grande forza. Lucido, attento, misuratore delle parole e degli interventi. Persona con un grande senso delle istituzioni e un grande rispetto per le persone. Figura dell’ascolto e della decisione ferma e ponderata. Era riuscito a tessere nel capoluogo della Tuscia una rete di rapporti funzionali a un solo obiettivo: stimolare, fare di tutto, la crescita locale e incoraggiare il merito e la determinazione.

Appassionato dei giovani, vicino alle difficoltà. Brutti ha saputo lasciare il segno in un territorio troppo arido che ha potuto trovare, per molti versi, nella sua presenza una speranza in più, una visione più lunga, un consiglio fruttuoso.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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