Multe ai locali, Rockin'Cura: "Stanno colpendo chi investe nel centro storico"
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"Ci si nasconde dietro al concetto intoccabile del "dura lex sed lex" ma è "cum grano salis" che dovrebbe essere gestito il mondo", così gli organizzatori di Rockin' Cura

“Infliggere 10 giorni di chiusura e 10mila euro di multa è come lanciare un macigno sulla testa di piccoli imprenditori che investono il proprio capitale su un quartiere viterbese che, in barba a tutti coloro che criticano, vive solo grazie al lavoro di questi locali notturni”, così lo staff di Rockin’Cura.

“Dopo le recenti vicende che hanno colpito i gestori del locale ‘Al Settantasette’, ci sentiamo di intervenire per dire la nostra – continuano -. Lo vogliamo dire da cittadini e da organizzazione che muove i propri passi nel mondo della musica live, a sostegno di coloro che con forza stanno cercando di creare uno spazio artistico che fino a oggi mancava a Viterbo.

La chiusura forzata, imposta dall’amministrazione comunale ai fratelli Manfredi è solo l’ultimo episodio di una tendenza che a nostro giudizio sta diventando preoccupante. L’opinione pubblica locale è impegnata a sollevare dibattiti generazionali a dir poco grotteschi tra chi difende la libertà di divertirsi e chi quella di dormire, spostando il fuoco della questione molto lontano dal vero problema attuale.

È utopico sperare che il comune faccia dei passi indietro su questa sanzione ma per evitare un danno economico ancora più assurdo chiediamo che almeno facesse in modo che nei 10 giorni di chiusura fosse incluso un solo fine settimana.

Ci sono delle leggi che vanno rispettate, lo sappiamo e non siamo qui per chiedere di abrogarle in blocco. Una società civile difende le libertà di tutti, è vero ma è anche vero che un’amministrazione che controlla deve essere in grado di prevenire e non solo di punire come un padre padrone con la superficialità di chi non capisce che certe punizioni possono portare alla morte lavorativa.

Abbiamo assistito a scene piuttosto ridicole in questi periodi di frequentazione di San Pellegrino. Forze dell’ordine che compaiono solo ed esclusivamente con blocchetti in mano e penne fumanti pronte a compilare verbali un minuto dopo lo scoccare dell’una e mai pronte a gestire episodi di inciviltà e violenza che purtroppo si sono verificati.

Fare delle dietrologie è fin troppo facile. Abbiamo il sentore che queste leggi non siano più a tutela di una società che funzioni ma siano un mezzo che qualche forza politica o economica sfrutti per fare fuori ciò che non gradisce. Ci si nasconde dietro al concetto intoccabile del “dura lex sed lex” ma è “cum grano salis” che dovrebbe essere gestito il mondo”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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