M&P - Alessandro Presti, il suono "basso" dei Dear Jack
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Il bassista dei Dear Jack, viterbese doc, racconta la nascita della sua passione musicale e i progetti futuri con la band

La Tuscia, la nostra terra, Viterbo, di artisti ne ha sfornati tanti, molti di grande successo, ma non era mai capitato, almeno fino a che ci sostiene la memoria che si arrivasse ad essere idoli di ragazzine scatenate e pronte a tutto pur di avere un autografo. Beh da qualche anno questo succede con i Dear Jack, il gruppo del momento, formato da ragazzi che per la maggioranza sono viterbesi. E’ bello dedicare a questi giovani artisti salite alle vette della musica leggera italiana, qualche riga di scrittura anche per conoscerli meglio. Cominciamo da Alessandro Presti, il bassista del gruppo, viterbese DOC, conosciutissimo da tutti. Alessandro nasce esattamente a mezzanotte a cavallo tra il 10 e l’11 ottobre del 1990, forse qualche minuto prima, ma la madre, che voleva i numeri uguali decretò che Alessandro era nato il 10/10/1990.

Alessandro, tu sei un viterbese D.O.C.!

Viterbo è la mia città, la mia culla, dove sono cresciuto ed ho vissuto alcune delle esperienze più importanti della mia vita, anche l’amore, che mi hanno portato ad essere quello che sono ora.

Tu che studi hai fatto?

Sono geometra, ma una volta finito ho sentito troppo forte il richiamo della musica. Stavo per frequentare la facoltà di architettura di Firenze. Ma in un’ aula durante una lezione, mi sono guardato intorno e ho visto tantissimi ragazzi pronti a passare notte intere svegli su plastici e disegni per seguire il proprio sogno, che non era lo stesso mio, se io dovevo passare una notte insonne lo avrei fatto solo per la musica. Ho cominciato a studiare basso e in quel momento ho scoperto il fantastico mondo della musica, ma soprattutto ho conosciuto una persona che per me è più di un fratello: Lorenzo Cantarini. Abbiamo cominciato insieme promettendoci di continuare a farlo senza mai separarci! “Sempre insieme”, ancora lo siamo e lo saremo.

Nuovi progetti?

Per ora stiamo valutando diverse situazioni, i Dear Jack vogliono andare avanti e lo faranno con tutta la maggior determinazione possibile.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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