
di Movimento Inchiostro
Nelle ultime settimane il piano del commercio è oggetto di vive discussioni; il nodo riguarda il destino delle attività che vivono grazie alla movida di San Pellegrino. In realtà il quadro da analizzare è più ampio e non si limita solo alla possibilità che un’ordinanza costringa i locali a chiudere prima in determinati periodi e giorni della settimana.
Anzitutto, l’amministrazione sembra avere le idee poco chiare sul destino del centro storico. Stiamo parlando del cuore di Viterbo, un luogo che se ben gestito ha un potenziale davvero enorme. E non solo turistico. Si è detto e scritto molto sul presunto degrado di San Pellegrino causato dagli avventori dei locali notturni, facendolo passare come un ostacolo al fantomatico Rinascimento del Centro Storico. È davvero così? La risposta è no.
Per degrado si intende una situazione incontrollabile, radicata, ma qui ci troviamo di fronte all’ordinario panorama da week-end di provincia, peraltro più contenuto rispetto ad altre città con pari popolazione. Le attività presenti nella zona di San Pellegrino – caratterizzate da un alto tasso di qualità del servizio – semmai hanno avvicinato una clientela che non corrisponde affatto alla categoria degli hooligan. Le forze dell’ordine si vedono poco ed essenzialmente perché non ce n’è motivo. A quante risse avete assistito negli ultimi anni tra piazza della Morte e piazza Scacciaricci? Vi siete mai sentiti in pericolo da quelle parti? Avete mai letto “Paura e delirio a San Pellegrino” nelle pagine della cronaca?
Posto che i locali sono un bene commerciale da tutelare, passiamo a un altro livello, ben più amaro e – per il momento – insondabile. Qual è il fine del possibile ribaltone di San Pellegrino, che andrebbe peraltro a demolire uno dei pilastri della viterbesità, ovvero fuori dalle mura, chi te se ’ncula? Esiste davvero un piano per far defluire la movida lontana dal centro? Siccome – come disse il Divo Giulio – a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina, potremmo ipotizzare uno scenario che prevede aperture di nuovi poli del divertimento situati in luoghi periferici. Il centro si ridurrebbe così in una terra vergine per un nuovo corso del turismo viterbese. Esiste davvero un progetto del genere? E che tipo di flusso turisticosi intende attirare limitando l’apertura dei locali notturni? Il tintinnio del ghiaccio versato nei cocktail dopo mezzanotte è la causa dei tragicomici ritardi sulla linea Viterbo-Roma, tipo l’Effetto Farfalla di Edward Lorenz?
Chiudiamo l’analisi con il punto più grigio, che da anni avvolge la città dei papi. Il centro storico sta morendo soprattutto a causa della paralisi delle attività culturali. Morendo perché un luogo poco frequentato… dicasi morto!
Intendiamoci: esistono i promotori, esiste un pubblico ed esiste un Comune. La sinergia tra queste componenti è il motore che permette di proiettarsi verso le molteplici offerte di una città viva o, se il suddetto motore rimane ingolfato, costringe a restare impanatati nel loop della birretta-che-palle-annamo-a-casa. Viterbo al momento è una bella auto d’epoca dimenticata in un garage di malcelata indifferenza. Non si esce solo per bere, ma se la città offre solo quello… che te lo dico a fare!
Gli eventi culturali ruotano molto attorno all’universo Caffeina, con poche eccezioni. Colpa dei promotori, intesi come associazioni culturali e compagnia bella? Poco, e in ogni caso bisognerebbe quantificare quanto sostegno ottengono. Se mancano gli spazi, problema assai paradossale in un centro storico mezzo disabitato, partiamo già con dei pessimi presupposti.
Colpa del cosiddetto pubblico? Ni, le persone vanno conquistate e fidelizzate: a Viterbo non ci sono grandi stimoli per circa nove mesi l’anno. Una città può essere spinta ad apprezzare ogni cosa purché venga proposta con qualità e serietà. È semplicemente imbarazzante che in questa città manchino, ad esempio, festival musicali dedicati agli artisti locali. E questo vale per molte altre espressioni artistiche e, in generale, di promozione sociale.
Colpa del Comune? Onestamente, è un dubbio che si può bypassare. La politica cerca voti. La politica, all’infuori di questa necessità fisiologica, è il gatto di Schrödinger. L’amministrazione deve percepire che gli abitanti di Viterbo vogliono un centro vivo, giorno e notte, in cui chiunque possa trovare il proprio spazio: dal turista allo studente, dalla signora anziana a chi, come il Movimento InChiostro, cerca di diffondere un po’ di cultura urbana.
Protestare contro questo piano del commercio è un primo passo; il lavoro da fare è però molto grande e riguarda tutti.


















