Movida, i locali chiamati a fare fronte alle difficoltà della riapertura: sorveglianza privata, proroghe sulle chiusure e necessità di evitare assembramenti
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VITERBO - Movida viterbese, le immagini (come quella utilizzata per la copertina di questo articolo n.d.r.) di come era rimarranno un miraggio per lunghi mesi. Sicuramente per tutta l'estate.

VITERBO – Movida viterbese, le immagini (come quella utilizzata per la copertina di questo articolo, che lo precisiamo per evitare equivoci è di repertorio n.d.r.) di come era rimarranno un miraggio per lunghi mesi. Sicuramente per tutta l’estate.

Una cosa è certa: i locali del capoluogo devono ripartire. Devono perché il loro non è un gioco ma un lavoro, che permette di vivere a chi ci ha scommesso e investito e ai tanti dipendenti che sono necessari per fare funzionare tutti gli ingranaggi. Una premessa è quindi d’obbligo: guai a banalizzare la questione. Non possiamo permettercelo. Non possono i media, non può la politica. 

Altra cosa certa è che bisogna trovare il modo di fare quadrare diversi aspetti: la sicurezza e la tutela della salute, la possibilità di garantire presenze ai locali. 

Per evitare assembramenti uno strumento praticabile è quello dell’aumentare gli orari di apertura e infatti diversi locali hanno già presentato richiesta a Palazzo dei Priori per una proroga oltre all’una. 

Già stanno arrivando appelli per evitare di mettere in vigore per l’estate la famosa ordinanza che vieta il consumo di alcol fuori dai locali. Misura che farebbe a testate con le disposizioni anti Covid-19. 

C’è infine il bisogno di evitare assembramenti e sta circolando tra i gestori della movida, soprattutto nella zona monumentale della città, la disponibilità a sostenere una sorveglianza privata.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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