Morte di viale Trieste, una mamma: "Non strumentalizzate le tragedie per questioni politiche"
Centro storico Viterbo - Di Giovancarlo
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"In tanti anni di attivismo sociale non ho mai visto un accanimento di questo tipo e mai mi sarei immaginata di leggere le cose che ho letto, soprattutto in una situazione del genere, e di usare una tragedia familiare come pretesto per una campagna di cieco livore senza alcuna dignità e nessuna utilità".

Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata inviata alla redazione de La Fune ma che preferiamo mantenere anonima. Decidiamo di farlo perché l’onda di indignazione su questa vicenda è davvero enorme e il tema tiene banco presso l’opinione pubblica viterbese. In queste ore sono state tante le email, tutte firmate, inviate in redazione. Una miriade anche i commenti facebook e i messaggi di sostegno a seguito dell’editoriale che abbiamo deciso di pubblicare per stroncare lo sciacallaggio su questa vicenda.

 

“Da mamma, non posso immaginare il dolore che ha colpito la famiglia del piccolo Leonardo. Io stessa ho partecipato ai funerali e mi sono sentita dentro un dolore grande da farmi venire i brividi addosso. Ho visto le comunità di Viterbo e di Vitorchiano stringersi intorno alla famiglia, in una tragedia che ci ha colpiti tutti. Un ragazzo di 15 anni non deve morire.

Da mamma e da viterbese, mi rattristo e soprattutto rabbrividisco nel vedere che certe testate giornalistiche, per propaganda politica e — perché no — anche per dissapori personali, stiano strumentalizzando un lutto così grande, con una campagna diffamatoria quotidiana.
In tanti anni di attivismo sociale non ho mai visto un accanimento di questo tipo e mai mi sarei immaginata di leggere le cose che ho letto, soprattutto in una situazione del genere, e di usare una tragedia familiare come pretesto per una campagna di cieco livore senza alcuna dignità e nessuna utilità. Leonardo non torna. Rispettiamo tutti la sua memoria”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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