Monica Cirinnà fa i suoi auguri ai neo sposi Pietro e Ivaylo
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Poco dopo la prima unione civile celebrata nella Tuscia, la Senatrice Pd ha fatto recapitare un messaggio di auguri alla coppia

Anche la Tuscia ha avuto la sua prima unione civile, quella di Pietro e Ivalyo, che domenica si sono sposati a Civita Castellana davanti al sindaco Gianluca Angeletti. Una prima unione civile che ne richiamerà molte altre. La prossima tocca al capoluogo, dove è prevista sia un’unione che la ratifica del matrimonio contratto da due donne in Portogallo.

In tantissimi alla cerimonia civitonica, ma c’era qualcuno che avrebbe voluto essere presente e non ha potuto: la senatrice Monica Cirinnà, il cui cognome è indissolubilmente legato alla legge che ha permesso l’unione dei due neo-sposi. La senatrice Pd, infatti, avrebbe voluto essere con loro durante il fatidico “sì”, ma per impegni personali non è potuta recarsi a Civita Castellana.

Questo non vuol dire che si sia dimenticata di loro. Dopo una lunga chiacchierata epistolare con il consigliere comunale Gianluca Salza e dopo aver visto le foto della giornata, la Cirinnà ha voluto inviare ai due un messaggio speciale di auguri: “Ai due mariti Piero e Ivaylo i miei auguri di felicità. Andiamo avanti insieme, Monica Cirinnà”.

Ora i riflettori si spengono su Pietro e Ivalyo, che dopo due anni di attesa hanno potuto coronare il loro sogno: sposarsi in Italia, senza dover ricorrere a viaggi improvvisati per ottenere quello che da tempo sarebbe dovuto essere un loro diritto. La felicità della coppia è palpabile e lo si evince anche dalle parole che Pietro ha lasciato su facebook dopo le nozze: “Vogliamo fare un ringraziamento pubblico al sindaco Gianluca Angelelli per il sostegno che ci ha dato e a tutta l’amministrazione comunale a rendere il 9 ottobre un giorno speciale per noi e per tutta la cittadinanza, ancora grazie Gianluca per come hai celebrato la nostra unione emozionante, ci permettiamo di darti del tu grazie. Piero Conti e Ivaylo Borisov Conti”.

Gli Stati Generali La Fune
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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