Monastero di Santa Rosa, sono tornate le Clarisse. Rimane anche suor Francesca Pizzaia
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VITERBO - Dallo scorso sabato sono ufficialmente di nuovo nel monastero di Santa Rosa, avendo lasciato definitivamente il monastero di Santa Cecilia a Città di Castello.

VITERBO – Le “Rosine”, le custodi storiche per 750 anni del corpo di Santa Rosa, che in vita sognò di diventare una suora clarissa, sono tornate a casa. Dallo scorso sabato sono ufficialmente di nuovo nel monastero di Santa Rosa, avendo lasciato definitivamente il monastero di Santa Cecilia a Città di Castello. Proprio il luogo di preghiera umbro, attivo da sei secoli, è stato chiuso. 

In tutto sono arrivate a Viterbo dieci religiose: la badessa madre Carmela Salvato e altre nove monache. Altre due consorelle romene hanno optato per il ritorno nel proprio paese d’origine. 

Rimane nel monastero suor Francesca Pizzaia, madre superiore delle francescane alcantarine e alla guida del monastero viterbese dal 2016.

Quella del ritorno delle Clarisse è una notizia importante per la città di Viterbo. Sono infatti parte integrante della storia della città e protagoniste centrali della fede e tradizione di Santa Rosa. Nei mesi scorsi le Clarisse hanno iniziato a essere presenti al monastero viterbese e lo erano anche in occasione dell’ultimo Trasporto della Macchina. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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