Moltoni: "Se ne va il peggior Prefetto di cui mi ricordi"
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Ci va giù pesante il consigliere comunale di Viterbo Francesco Moltoni che dopo la sostituzione del Prefetto si dice "molto soddisfatto". Con Moltoni si è giocata una parte della vicenda viterbese di Rita Piermatti

Rita Piermatti se ne va e con lei un sacco di polemiche. Ci va giù pesante il consigliere comunale di Viterbo Francesco Moltoni che dopo la sostituzione del Prefetto si dice “molto soddisfatto”. Con Moltoni si è giocata una parte della vicenda viterbese di Rita Piermatti: la Prefettura sotto la sua guida infatti ha avviato l’azione popolare per portare l’eventuale incompatibilità di Moltoni di fronte al giudice civile. E il paradosso è che Moltoni ora è ancora al suo posto, mentre l’ex Prefetto sarà ricollocata.

“Si è contraddistinta – sostiene Moltoni – come il peggiore Prefetto. Almeno da che io abbia memoria. Non solo per la mia vicenda personale. Dalla gestione dei migranti a quella sorta di lager nato alla fiera di Viterbo, fino alla sicurezza nella Tuscia fino alla gestione e alle interferenze nella vita cittadina. Poi la mia persone battaglia, vergognosa e senza precedenti. Sono molto soddisfatto e accolgo la nomina di D’Angelo con piacere. Spero che con lui si possa intraprendere un dialogo costruttivo per la città di Viterbo senza condizionamenti politici”. 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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