Moltoni: "Hanno cercato di screditarmi con la decadenza ma sono pronto a lavorare per la mia Viterbo, partendo dal ritorno della grande musica"
moltoni e arbore
Gli Stati Generali La Fune
"Riparto da qui, dalla candidatura a consigliere per mettermi al servizio della città che amo". Francesco Moltoni beve un ginseng. Tavolo di un bar, periferia di Viterbo. E' un tranquillo pomeriggio di quasi estate, la "faccendaccia" della decadenza è ormai alle spalle. Archiviata, un fatto del passato. 

“Riparto da qui, dalla candidatura a consigliere per mettermi al servizio della città che amo”. Francesco Moltoni beve un ginseng. Tavolo di un bar, periferia di Viterbo. E’ un tranquillo pomeriggio di quasi estate, la “faccendaccia” della decadenza è ormai alle spalle. Archiviata, un fatto del passato. 

Nei mesi scorsi, e per lungo tempo, i colleghi di consiglio hanno provato in ogni modo a buttarlo fuori. Lui ha resistito, il tribunale ha sentenziato che aveva ragione a voler rimanere. “Però quanto accaduto mi ha danneggiato seriamente, ha bloccato di fatto il mio operato di consigliere. Cerco un riscatto con una nuova candidatura, credo che Arena possa essere un buon sindaco e la squadra che abbiamo costruito è forte”. E’ tranquillo Moltoni. 

“Ricomincio da qui, da questa nuova possibilità di tornare a fare parte del Consiglio Comunale. Per me è stato un periodo difficile, dove certa politica e certa stampa hanno fatto di tutto per cercare di mettermi fuorigioco. I tribunali hanno stabilito che avevo ragione. A questo punto ho ritenuto importante candidarmi per continuare a mettermi al servizio della mia città e ribadire quella dignità che qualcuno ha purtroppo tentato di infangare. Con passione e determinazione metto a disposizione la mia conoscenza della macchina amministrativa e relazioni che ho saputo costruire e sviluppare”.

Ricorderanno i lettori de La Fune tutta la complicata vicenda della decadenza. Questo giornale assunse una posizione garantista, intuendo e immaginando l’epilogo che poi c’è stato. Ma soprattutto non prestandosi alla battaglia politica fatta contro Moltoni dalla maggioranza per ragioni squisitamente numeriche. 

“Voglio ripartire annunciando che mi piacerebbe molto essere eletto per tornare a impostare un lavoro di cui già mi sono occupato negli anni Novanta e primi Duemila: eventi di grande musica in città – spiega Moltoni -“.

Fu lui a portare al Palazzetto dello Sport Pino Daniele, Articolo 31, Ligabue, Gino Paoli, Antonella Ruggero, 883, Fabrizio De Andrè, Morandi e Renato Zero e molti altri. Venne anche il Festivalbar. “Iniziative simili sono importanti per i nostri ragazzi ma anche per l’immagine e l’economia del territorio. Viterbo è una città che deve tornare a divertirsi”. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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