
VITERBO – Ci sono notizie che, a saperle leggere con il dovuto cinismo del vecchio cronista, raccontano di un Paese molto più di un trattato di sociologia o di un dibattito parlamentare. Prendete Viterbo. Una città splendida, di pietra severa e di papi che un tempo fuggivano dalle mollezze romane per trovare qui un po’ di rinfresco e di pace. Ebbene, in questa nobile provincia, dall’undici di maggio scorso, accade un fatto che definire epocale è poco: a Pratogiardino stanno lavorando.
Sissignore, avete letto bene. Non si tratta del restauro di un palazzo rinascimentale, né dello scavo di una nuova necropoli etrusca. No. Si lavora alacremente – o almeno così si spera, visti i tempi italici – per realizzare un’area giochi degna di questo nome. Una vera area giochi per i bambini.
Ora, il cittadino della Tuscia, che è uomo di mondo e per antica diffidenza non crede a Babbo Natale nemmeno il venticinque di dicembre, davanti a quei primi scavi e alle transenne dell’undici maggio avrà sicuramente fatto gli scongiuri. Lo capisco. Pratogiardino è da anni il termometro del decoro cittadino. Un polmone verde bellissimo, con alberi che hanno visto passare la storia, ma che troppo spesso è sembrato il monumento al “vorrei ma non posso” della politica locale. Un luogo dove le altalene, quando c’erano, parevano reperti archeologici più antichi delle mura medievali circostanti.
Che ci volesse il maggio dell’anno di grazia duemilaventisei per vedere finalmente dei moderni scivoli e dei tappeti antitrauma, la dice lunga sulla nostra straordinaria capacità di rendere straordinario l’ordinario. In un Paese normale, l’allestimento di uno spazio per far giocare i fanciulli senza che questi debbano contrarre il tetano fa parte della normale amministrazione, come lo svuotamento dei cassonetti o l’illuminazione pubblica. Da noi, invece, diventa un cantiere evento, un evento da segnare sul calendario.
Comunque ben vengano i lavori iniziati quell’undici maggio. Meglio tardi che mai, dice il proverbio, anche se a me è sempre sembrato il rifugio dei consolabili. Se finalmente i nonni viterbesi potranno portare i nipoti a Pratogiardino senza dover rimpiangere i parchi giochi della vicina Umbria o della Toscana, sarà un indiscutibile passo avanti per la civiltà cittadina.
Resta però l’amaro in bocca per questa nostra cronica lentezza, per una trascuratezza storica verso i parchi cittadini che è sostanzialmente non considerazione dei più piccoli viterbesi.



















