
VITERBO – La burocrazia impedisce la somministrazione del vaccino anti Covid-19 fuori sede e non ci sono strade che possono risolvere. A sollevare il caso, piuttosto diffuso, una donna residente nel capoluogo della Tuscia da anni e con il padre cittadino di Ravenna.
Quella che raccontiamo è una storia di “esodati”. Persone che stanno rimanendo fuori dal piano vaccinale di stato perché non si trovano nel territorio di residenza. I motivi possono essere diversi: da ragioni di studio, lavoro o nel caso dei più anziani perché ospiti dei figli.
Questo è il caso di Claudia Manuguerra o meglio di suo padre 82enne. La scoperta di mille difficoltà è arrivata quando ha cercato di iscrivere il padre nell’elenco per la prenotazione del vaccino over 80. Al momento dell’inserimento del codice fiscale il sistema di compilazione ha dato errore. Si può prenotare il vaccino a Viterbo se si è residenti qui e quindi
per il padre, che ha residenza a Ravenna, c’è solo una strada: tornare a casa sua e fare il vaccino.
Ci sarebbe anche l’opzione del medico provvisorio ma per richiederlo è previsto che esistano motivi di salute, studio o lavoro. E il signore 82enne non rientra in questa casistica e comunque percorrendo la via appena indicata dovrebbe rinunciare al medico che ha a Ravenna.
“Un’idea che mio padre non vuole accettare nella maniera più assoluta – spiega la signora Manuguerra -. Anche
perché vorrebbe tornare a casa sua appena si riuscirà a venire fuori dalla pandemia. Siamo sostanzialmente all’interno di una gabbia burocratica. Una vera e propria falla nel sistema vaccinale. Non penso solo al nostro caso ma a tutte quelle famiglie che stanno ospitando i propri anziani residenti altrove. Penso anche a studenti e lavoratori fuori sede che, a causa di questa impostazione, stanno rinunciando magari a vaccinarsi. Ritengo che il problema vada evidenziato seriamente, magari chi di dovere tenterà di costruire una strada che possa dare risposte concrete a chi si trova nella situazione di mio padre”.


















