Minchella: "Calcagnini gestisce il Pd come se fosse casa sua". Il Cev irrompe tra i democratici
Martina Minchella
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"Sarà forza dell'abitudine di quando risiedeva in casa di Silvio?", è questo l'interrogativo più frizzante delle ultime settimana in casa democratici. A sollevarlo è il consigliere Martina Minchella, che si rivolge duramente al segretario dell'unione comunale del Pd Stefano Calcagnini.
Il consigliere Martina Minchella

Martina Minchella a gamba tesa sul segretario dell’unione comunale Pd Stefano Calcagnini. Non sono piaciute, alla consigliera comunale, le dichiarazioni rilasciate dal segretario sugli strascichi della vicenda Cev all’interno dell’attuale amministrazione. Nel mirino la frase “’Ci sentiamo in disagio politico per alcune situazioni che pesano su alcuni consiglieri di maggioranza”. 

Che, in un post facebook, Minchella commenta così: “Mi chiedo questo “ci” con chi l’abbia concordato il segretario dell’unione comunale, che a quanto pare continua a gestire il Pd come fosse casa sua, rilasciando dichiarazioni non concordate con il gruppo consiliare in un momento delicato per l’amministrazione. Sarà mica la forza dell’abitudine di quando risiedeva in casa di Silvio?”.

Boom. La vicenda Cev, entrata nella discussione in corso a Palazzo dei Priori sulla verifica di maggioranza, irrompe ed esplode anche all’interno del Partito Democratico viterbese. Sembra essersi innescato una sorta di effetto domino. Tutto parte dalla situazione dei consiglieri di Oltre le mura Maurizio Tofani e Francesco Moltoni. I due sono rimasti invischiati nella vicenda delle partecipati e condannati in appello a pagare 80mila euro a testa, per danno erariale nei confronti del Comune di Viterbo. Questo potrebbe determinare una loro incompatibilità con l’attuale carica di consiglieri. Ed è questo il disagio politico di cui parla Calcagnini.

La risposta più sensata l’ha forse data Francesco Moltoni, in una recente intervista su Il Messaggero: “La questione è nota da tempo. Non mi pare che qualcuno si sia sentito in imbarazzo quando c’erano da mettere insieme i voti”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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