Minacce alla redazione di Radiogiornale
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Due scritte realizzate con lo spray nero. La prima nei pressi della sede Avis di piazza Vittorio Emanuele e la seconda in via Trento. Al giornale del lago di Bolsena la vicinanza e l'affetto della redazione de La Fune.

Minacce alla redazione di Radiogiornale compaiono nella notte tra lunedì e martedì nel centro storico di Montefiascone. Due scritte realizzate con lo spray nero. La prima nei pressi della sede Avis di piazza Vittorio Emanuele e la seconda in via Trento.

“Radiogiornale chiudi, ti impicci troppo” è il messaggio indirizzato alla testata. Poi l’attacco rivolto personalmente a una cronista della redazione: Caterina Berardi. Il fatto inquietante è che proprio questa seconda scritta è stata realizzata su un muro a pochi passi dalla casa della collaboratrice.

“Radiogiornale è retorico e di parte. Caterina smetti o saranno seri problemi”. Qui c’è anche una firma: “Legione Italia”. A corollario delle due scritte una svastica disegnata al contrario. Così nella mattinata di ieri sono iniziate ad arrivare ai ragazzi della redazione telefonate di cittadini indignati per l’accaduto e pronti a esprimere vicinanza e sostegno.

“Difficile comprendere le ragioni di una minaccia così frontale al nostro giornale e a una sua firma. Negli anni Radiogiornale ha saputo essere punto di riferimento dell’informazione nella zona del lago di Bolsena. Ha anche promosso dibattiti pubblici su temi scottanti e complicati come la raccolta dei rifiuti o la tutela del lago. E’ stata presentata denuncia contro ignoti ai carabinieri, che apriranno un’indagine per cercare di comprendere l’autore del gesto.

Radiogiornale si dichiara colpito e sbigottito da questi eventi, ma non cambierà il proprio modo di raccontare il territorio. La redazione esprime la propria vicinanza a Caterina Berardi, che negli ultimi mesi ha speso tanto impegno per l’attività del giornale”, è la risposta della redazione comparsa sulla versione web della testata (www.radiogiornale.info).

Al giornale del lago di Bolsena la vicinanza e l’affetto della redazione de La Fune. 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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