Micronido e Università uniti per la rinascita: semi di speranza dopo l’incendio
Nido e Università
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Dalle manine dei bambini del Micronido nascono semi di speranza: dopo l’incendio all’Agraria della Tuscia, un gesto d’amore e rinascita per far rifiorire ciò che il fuoco ha spento

VITERBO – Quando da piccole mani possono nascere grandi cose! Non è solo uno slogan, ma il cuore di un gesto simbolico e potente: quello compiuto dai bambini del Micronido ‘A casa di Francy e Ale’, che insieme alle loro educatrici e alla sindaca Chiara Frontini, hanno deciso di dare un segnale concreto dopo il devastante incendio che ha colpito la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi della Tuscia.

Accolti con entusiasmo dal Rettore, i piccoli ambasciatori di speranza hanno portato in dono delle “bombe di semi”, piccoli globi di terra e semi, modellati con cura e fantasia dalle loro mani. Un dono semplice ma dal grande valore simbolico e ambientale: questi semi, una volta lanciati sulla terra, aiutano a promuovere la riforestazione e la biodiversità, riportando vita dove il fuoco ha lasciato ferite.

Non sono solo semi di fiori, ma anche di fiducia, vicinanza, solidarietà. In quelle manine impastate di terra c’è tutto: l’empatia che i più piccoli riescono a insegnarci senza parole, la capacità di guardare avanti, la promessa che dopo la distruzione può sempre esserci rinascita.

Semi accompagnati da un toccante testo:

Magnifico Rettore…Oggi siamo qui per consegnare qualcosa di piccolo, fatto con mani piccole, ma colmo di significato: un gesto di speranza e vicinanza alla Facoltà di Agraria.
I bambini del “Micronido A casa di francy e Ale” durante una gita, hanno preparato queste bombe di semi:
piccole sfere di argilla, compost e semi di fiori selvatici.
Abbiamo pensato di farvi questo dono perché in questi piccoli semi c’è una promessa.
La promessa che dopo il buio può tornare la luce.
Che la terra, anche se ferita, sa guarire.
Che l’uomo, anche quando inciampa, sa rialzarsi e ricominciare.
Sono semi di fiori, ma anche di fiducia…di vicinanza…di
rinascita.
Affidiamo a voi questo gesto con rispetto e affetto, come simbolo di una comunità che cresce insieme: dai più piccoli, che osservano e imparano, agli adulti che seminano sapere, cura e futuro.
Vi siamo vicini in questo momento di grande sconforto.
Come i fiori che nasceranno, anche voi potrete rifiorire.”

Un piccolo gesto che ricorda quanto conti il contributo di tutti, anche dei più piccoli, per coltivare un futuro migliore. E che, a volte, le lezioni più grandi arrivano da chi, per statura, è ancora vicino al suolo, ma sa già seminare in alto.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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