Michelini pronto a uscire di scena. Dopo cinque anni il sindaco uscente non si ricandida: "Motivi personali"
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Esce di scena Leonardo Michelini. Ancora una Pasqua, un San Pellegrino in Fiore e poi le urne. Urne dove non sarà possibile barrare il suo nome. Sceglie di non esserci, di non mettere la faccia nella nuova competizione l'attuale sindaco di Viterbo.

Esce di scena Leonardo Michelini. Ancora una Pasqua, un San Pellegrino in Fiore e poi le urne. Urne dove non sarà possibile barrare il suo nome. Sceglie di non esserci, di non mettere la faccia nella nuova competizione l’attuale sindaco di Viterbo.

Nessun tentativo per un secondo giro di giostra, è bastato il primo. Lo ha raccontato al giornalista di Tusciaweb Giuseppe Ferlicca. A urne, quelle di Camera e Senato e regionali ancora fumanti. Urne maledette per il suo vicesindaco Luisa Ciambella e per quel Giuseppe Fioroni che in qualche modo può essere considerato il demiurgo dell’amministrazione Michelini. 

Michelini fa un passo di lato. Largo a qualcun altro o qualcun’altra. Con tutte le difficoltà che il centrosinistra dovrà fare per partorire il nuovo nome. Il nome di chi dovrà raccogliere l’eredità, il fatto e il non fatto, di questa amministrazione. A Tusciaweb Michelini ha raccontato che smette “per motivi che attendono alla sfera privata. Al lavoro”. Così anche a sinistra si apre il totosindaco. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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