Michelini conferma la fiducia a Barelli. La questione diventa interna alla maggioranza
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Giornata di consiglio turbolenta, ma tutto è andato come doveva andare. La questione Barelli rimane all'interno della maggioranza e spetta a Michelini trovare una soluzione, sempre che si convenga che esiste un problema.

“Confermo la fiducia a Barelli. Ha bene operato come assessore alla cultura. Rimando a lui ogni valutazione”, con questa frase Leonardo Michelini ha chiuso i giochi all’interno del consiglio comunale che si è da poco concluso. Un andamento regolare, secondo gli schemi cananoci della politica. L’opposizione va all’attacco dell’assessore, i capigruppo delle maggiori forze di maggioranza (Pd e Oltre le mura) intervengono per dire che non intendono in sostanza affrontare la questione in un “linciaggio” consiliare e rimandano tutte le valutazioni a un confronto interno.

E’ stata una giornata forte, quella da poco trascorsa nella sala d’Ercole. Un pomeriggio intero trascorso intorno al “caso Barelli”. L’opposizione ha dato fuoco alle polveri presentando in consiglio un ordine del giorno contro l’assessore. Ordine del giorno presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Luigi Buzzi e firmato da tutte le forze di minoranza. Buzzi ha preparato il campo di battaglia con un lungo elenco di fatti accaduti in questi otto mesi sul versante cultura. Colpo dopo colpo ha fatto echeggiare date, bandi, assegnazioni, polemiche, proteste. Una roba di grande effetto scenico. A rimarcare i tratti ci ha pensato Gian Maria Santucci che ha messo in evidenza il clima particolarmente nervoso che si respira tra le realtà culturali e che è venuto su come gramigna in città.

Anche Chiara Frontini e Gianluca De Dominicis ci hanno messo del loro. Il paglione su cui gli oppositori a Michelini hanno scagliato tutte le frecce è quello del presunto conflitto d’interessi, rappresentato dal fatto che Barelli è assessore alla cultura ma molto legato a Caffeina. Claudio Ubertini ha tenuto a sottolineare che nessuno mette in dubbio l’onestà e il rispetto della legalità di Barelli.

Pure la maggioranza ha fatto il suo con Serra e Tofani a spiegare che l’ordine del giorno non avrebbe visto la luce perché la vicenda Barelli va risolta in “famiglia” (internamente). La cesura finale è spettata al sindaco che ha rinnovato stima all’assessore, ha dichiarato di aver condiviso le scelte fatte e ha congedado Barelli a fare le sue riflessioni.

 

RIFLESSIONI A MARGINE

L’opposizione ha un po’ toppato nel puntare sul tema del conflitto d’interessi. Più concreto il tema dell’inquinamento ambientale, sollevato in seconda battuta da Buzzi. Lo stesso Buzzi ha tentato di far modificare il termine ma non è arrivato in tempo, la maggioranza aveva già impallinato l’ordine del giorno contro Barelli.

Ora, volendo fare i seri ci sentiamo di dire che tutto questo caos che si sta determinando poteva essere evitato dall’inizio dell’amministrazione Michelini. Bastava riconoscere all’alleato Viva Viterbo un assessorato diverso dalla cultura. Anche questo però sarebbe stato un po’ fuori luogo visto che Viva Viterbo si è presentata ai viterbesi proprio per dare una svolta culturale e turistica alla città. Il problema è ancora prima, è in Viva Viterbo. Non nel movimento in sè, sicuramente animato da buoni propositi per molti che vi hanno preso parte, ma nella sua radice comune con Caffeina: Filippo Rossi. Il problema non è Barelli ma Rossi.

E’ per questo, caro Filippo, che forse i viterbesi ce l’hanno con te. Avevi creato una cosa bella (Caffeina), poi sei andato a mischiarla (volente o nolente) con la politica e con tutta la merda che c’è nella politica. Hai promesso rivoluzione culturale e ci ritroviamo con un festival delle luci pieno di chiacchiere, con spettacoli estivi a Ferento pieni di chiacchiere, con il convegno sportivo della Novella pieno di chiacchiere e ora con il bando di Carnevale pieno di chiacchiere.

L’ingresso di Rossi in politica ha fatto male alla città e Barelli rischia di essere un “agnellone” sacrificale.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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